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sabato 01 ottobre 2016

Politica sabato 12 marzo 2016 ore 16:26

Il PD si divide sui tre comuni

Il consigliere Coluccia indica come necessaria l'Unione dei Comuni, Andreoli: "Non è la posizione maggioritaria nel partito"

RIO NELL'ELBA — Il dibattito che si è aperto sulle riforme di semplificazione istituzionale, principalmente a ovest dopo il pur cauto passo in avanti dei comuni dell'anello occidentale verso una progressiva fusione, ha riportato in auge anche l'argomento del Comune unico che, dalla divisione tripartita, sembrava affossato.

Una discussione che non viaggia solo fra Unitari e Tripartisti, ma che si radica all'interno dello stesso partito, il PD elbano. E' Pino Coluccia, esponente riese, a accendere la miccia invocando: "Una nuova visione dell'isola, nel suo insieme, più aderente agli interessi di sviluppo e crescita e perché maturi finalmente una maggiore consapevolezza e una volontà politica unitaria che superi visioni isolazioniste, municipaliste e particolaristiche, legate a mere convenienze di potere locale e elettorali. 

Personalmente non credo che questa situazione si possa sbloccare con espedienti istituzionali quali fusioni fulminee, a tappe forzate, tra due, tre, quattro Comuni, tanto più che, comunque alla fine di questi processi, se riusciranno senza produrre lacerazioni e forzature, si dovrà ugualmente procedere, come del resto prevedeva la proposta del sindaco Lombardi, alla costituzione di una Unione dei Comuni elbani.

E questo perché, anche se si dovesse avere i tre comuni, resterebbe aperto il problema di dotare l'Elba di un ente rappresentativo e di governo dell'isola nel suo insieme, superando le attuali frammentate gestioni associate, che gestisca le cosiddette problematiche elbane, sanità, contributo di sbarco, promozione, trasporti, scuola, ecc".

Parole che non sono andate giù al presidente del circolo PD di Portoferraio, Paolo Andreoli, che ha risposto in maniera piuttosto netta: "Ho atteso diverso tempo ma credo che sia giusto farti partecipe di una cosa: quando si fanno interventi di questo tipo che sono, bada bene giustissimi per te ovviamente, ma non per la maggioranza del nostro partito, sarebbe bene firmarsi von nome e cognome e lasciare da parte il PD".

Una reprimenda che Coluccia ha rispedito al mittente appellandosi all'aggettivo "Democratico" della sigla partitica: "Non è la prima volta, ne credo sarà l'ultima, che vengo ripreso da qualcuno che pensa di essere il Partito con la "P" maiuscola, secondo il quale, in un consesso democratico e pluralista come è il PD, possa esprimersi solo la maggioranza. 

Cuperlo, Speranza. Bersani, come minoranza, si esprimono pubblicamente con opinioni diverse o contrarie su molte scelte fatte dalla maggioranza (legge elettorale, job act, tanto per citarne alcuni), e a nessuno è mai venuto in mente di toglierli questo diritto, pur essendo tesserati al PD e componenti della Direzione. 

Necessita, caro Andreoli che tu e qualche altro nostro amico vi chiariate bene le idee su cosa s'intenda per partito democratico. Infine ti rammento che altri amici e compagni PD su questo argomento dell'assetti istituzionali all'Elba hanno preso posizioni senza prima discuterle con i circoli, da comuni unici, trini, municipi, ecc ed io le trovo legittimi ed utili alla discussione senza necessità di censure, come ritengo utile che si esprimano a maggioranza, gli organi di partito. Del resto se non siamo noi ad alimentare un dibattito su temi importanti come questi chi lo deve fare, il centrodestra?".

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