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mercoledì 18 ottobre 2017

Attualità mercoledì 04 novembre 2015 ore 19:26

"Rischi ambientali intorno alle miniere"

Il circolo Pd di Rio Marina e Cavo lancia l'allarme sui rischi ambientali nella zone ex minerarie e propone un atto congiunto con Regione e Parco

RIO MARINA — "Nelle ex miniere di Rio si riscontrano forti criticità ambientali, storiche e architettoniche, tutti interventi che richiedono una forte spesa e, purtroppo, soldi non ce ne sono.

Infatti, né la Regione Toscana, né il Ministero dell’ambiente possono intervenire direttamente poiché impegnati in calamità più impellenti. Lo stesso Parco nazionale ha un bilancio economico che gli consente solo l’ordinaria amministrazione. Ci rivolgiamo a loro affinché sostengano azioni utili al territorio nell'ambito di una proficua collaborazione istituzionale, derogando, perlomeno, i vincoli del Piano d’indirizzo territoriale e della Zonazione Pnat. 

In definitiva, proponiamo di agire attraverso un atto di edilizia concordata da attuare con un Patto territoriale fra gli enti interessati. Ciò consentirebbe nuove destinazioni d’uso e quindi la successiva vendita degli immobili, ovviamente con l’obbligo ferreo e inderogabile di destinare gli introiti alle opere di bonifica e di risanamento ambientale. 

Le ex aree di coltivazione a ferro presenti all’Isola d’Elba insistono su 708 ettari, e di queste oltre il 66% (470 ha) insiste nel comune di Rio Marina. Le vecchie e vetuste miniere che circondano l’abitato del capoluogo e corrono lungo la costa fino a raggiungere la frazione di Cavo, sono di proprietà del Demanio dello Stato, e perlopiù, ricadono fra le aree protette del Parco nazionale dell’Arcipelago. 

Si va dalla Miniera di Rio dove le acque meteoriche, nonostante i lavori dei primi anni duemila, continuano ad invadere l’abitato. Si giunge poi al comprensorio di Rio Albano dov’è presente un inquinamento chimico causato dal ruscellamento dei minerali affioranti, e dall’oramai dismessa discarica dei rifiuti urbani. 

Che dire dei fabbricati industriali abbandonati i quali si affacciano sulla bella spiaggia di Cala Seregola, con il rischio di collassate sui bagnanti? E della testimonianza storica della Torre del Giove, costruita 1459, dov’è richiesta un’energica opera di pulizia e di rinforzo? E l’elenco potrebbe proseguire. Ricordiamo pure la zona delle Paffe, anche se di proprietà privata e fuori dal perimetro del Pnat, dove gli alti fronti di cava meritano un intervento di risanamento geologico". 

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