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mercoledì 27 luglio 2016

Politica lunedì 22 febbraio 2016 ore 15:04

Il Ministero si muove per le aree minerarie

Il sottosegretario all'ambiente Silvia Velo visita le aree abbandonate: "Presto un tavolo con Comune e Parco, urgente intervenire per la bonifica"

RIO MARINA — Sono ettari di terreni abbandonati e, al momento, inutilizzabili, porzioni di Elba che giacciono abbandonate. Sono le aree ex minerarie di Rio Marina che appartengono al Demanio e che il Comune avrebbe la possibilità, come hanno fatto quasi tutti gli altri comuni elbani, di chiedere. Solo che queste sono inquinate per via della preesistente attività mineraria e in più ora ricadono all'interno dei confini del Parco Nazionale. Quindi intoccabili.

Per trovare una soluzione a questo cul de sac è sceso in campo il Ministero dell'Ambiente, nella persona del sottosegretario Silvia Velo che oggi, dopo una riunione nella sede locale del partito, ha presentato alla stampa l'intenzione di convocare a Roma tutte le parti interessate (Comune, PNAT e Demanio) per affrontare la situazione.

Con lei il vice sindaco Giovanni Muti: "Abbiamo chiesto al Demanio l'assegnazione di alcuni beni vicini al centro abitato, come i voltoni, la terrazza degli spiazzi, il Palazzo del Bureau mentre sono in fase di passaggio le aree di Villaggio Paese e Cantiere Bacino. Su questi spazi possiamo investire e abbiamo dei progetti per lo sfruttamento. Il problema riguarda le due grandi aree di Cala Seregola e Rio Albano".

Proprio a Cala Seregola la delegazione, oltre a Velo anche il segretario del Pd Elba-Valdicornia Valerio Fabiani, ha fatto una visita nel primo pomeriggio.

"Per quelle aree - spiega ancora Muti - come anche per quelle a monte come Vigneria e Monte Giove, avremmo l'obbligo di valorizzarle entro tre anni ma date le condizioni in cui versano e i limiti imposti dal Parco questo è al momento impossibile. Solo per la bonifica delle aree di estrazione parliamo di molti milioni di euro, i 12 milioni stanziati dal Ministero anni fa non sono che una piccola parte".

Sono necessari investimenti milionari dunque e per provare almeno a progettare un recupero le strade sul tavolo sono al momento due: allentare i vincoli imposti dal Parco per invogliare gli investitori privati e permettere un riuso dell'area ovviamente a fini turistici (e in quel caso sarebbe l'area di Cala Seregola quella a avere più mercato, con la sua cessione si potrebbero ripagare la maggior parte delle bonifiche) oppure cercare un intervento diretto e congiunto di Parco, Demanio e Ministero affidando a loro il compito di bonifica. Ma difficilmente i tre enti potrebbero accollarsi l'intera spesa.

"I privati che hanno sfruttato l'area - continua il vice sindaco - hanno chiuso l'attività estrattiva senza ripristinare i luoghi così ora abbiamo terreni inquinati e costruzioni fatiscenti che oltretutto costituiscono un pericolo idrogeologico. Tutto è ricaduto sulle spalle del Comune che deve affrontare la questione e ormai è doveroso non più rimandabile".

L'ultima società che ha portato avanti l'attività estrattiva nella zona è stata Fintecna.

"La priorità è di natura ambientale - riprende l'esponente del Governo - il Demanio si è reso disponibile a continuare alcune funzioni ma è una soluzione tampone, è necessario intervenire per avviare una procedura che possa risolvere il problema. E' urgente verificare quali sono le condizioni che possano permettere prima di tutto la bonifica dei terreni per mettere in sicurezza queste zone".

Il sottosegretario si è quindi impegnato a convocare tutti i soggetti interessati per un incontro al Ministero in tempi stretti, sicuramente prima di Pasqua.

Luca Lunedì
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