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Attualità lunedì 28 ottobre 2013 ore 15:05

A Pianosa resti di vertebrati dell'era glaciale, e si punta ad aprire un'area museale



ISOLA DI PIANOSA - Pianosa, patrimonio naturale ed archeologico unico, conserva nella Grotta di Biagio a nord di Punta Secca resti millenari di vertebrati terrestri oggi allo studio di paleontologi e scienziati. E quest'anno sull'isola, dal 18 settembre al 15 di ottobre, anche grazie al supporto di Comune di Campo nell'Elba e Ente parco nazionale dell'Arcipelago toscano, si è tenuta la seconda campagna di scavi per il recupero e la determinazione dei resti ritrovati all’interno del sito. Di questi resti era conosciuta la presenza fino dalla fine dell’800 quando l'Abate Don Gaetano Chierici scavando all’interno della grotta vi trovò resti preistorici. La Soprintendenza Archeologica della Toscana alcuni anni fa, è tornata a studiare questi scavi e oggi l’Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, con il prof. Luca Maria Foresi Direttore di Scavo, prosegue il proprio lavoro di ricerca con molto profitto. Grazie al gruppo di studiosi volontari composto da Stefano Ricci, Giulia Capecchi, Simona Arrighi, Gianpaolo Spinelli, Marco Meccheri, Maria Luisa Antompaoli, Enrico Capezzuoli e Gloria Ristuccia è stato effettuato un attento lavoro di scavo e di campionatura mirata alla datazione dei sedimenti. Fra le migliaia di reperrti raccolti alcuni sencono gli studiosi sarebbero di grandissimo interesse, in particolare alcune ossa intere e ben quattro crani di cervidi di piccole dimensioni, 3 maschi e una femmina, la cui determinazione a livello specifico sarà uno dei principali obiettivi dello studio in laboratorio. “La presenza di questi animali nel passato di Pianosa era stata documentata anche dai vecchi autori, - spiega il prof. Foresi - ma questi reperti sono di gran lunga più completi e interessanti di quanto trovato fino ad oggi e scioglieranno molti dei dubbi che coinvolgevano sia la specie di appartenenza che il contesto ambientale nel quale vivevano questi animali. La loro presenza, infatti, mal si colloca in una situazione insulare come quella attuale e prevedrebbe invece un collegamento diretto di Pianosa con il continente, evento che si è realizzato nell’ultimo periodo glaciale, circa 18.000 anni fa, quando il livello marino era di oltre 100 m più basso di quello attuale. Una conferma dell’età di questi reperti verrà però dalle analisi di laboratorio e occorreranno alcuni mesi di tempo". Intanto il prof Foresi fa sapere quanto sarebbe utile all'isola di Pianosa e a tutto l'arcipelago toscano render eil sito museale così renderlo visitabile ai turisti e agli studiosi. Un'operazione impegnativa di cui sono già stati informati gli enti preposti, Parco Nazionale compreso che già avrebbe dato il suo sostegno alla realizzaizone del progetto.


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