Interviste

​Marini: «Il Brignetti è l'anima colta dell'Elba»

Il presidente del Comitato promotore del Premio Isola d'Elba - Raffaello Brignetti racconta la 54ª edizione, in attesa del verdetto del 5 settembre

Numeri e bilanci sono il suo mestiere, ma il cuore di Roberto Marini batte per la letteratura. Assessore al Bilancio del Comune di Portoferraio, Marini è anche presidente del Comitato promotore del Premio Letterario Internazionale Isola d'Elba – Raffaello Brignetti, e a questo impegno culturale dedica la stessa cura e lo stesso rigore che riserva ai conti pubblici. 

Il Premio, nato nel 1962, ha portato sull'isola firme come Montale, Böll, Luzi e Starnone. Per la 54ª edizione la giuria ha già proclamato i tre vincitori: Gianluca Di Feo con “Il cielo sporco” (Guanda), Marcello Fois con “L'immensa distrazione” (Einaudi) e Luca Mastrantonio con “Piombo e latte” (Bompiani). Le loro opere sono ora al voto della giuria popolare, in vista della serata conclusiva di sabato 5 settembre, alle 21.15, all'Area archeologica della Linguella a Portoferraio, condotta ancora una volta da Attilio Romita e Monica Giandotti, con la madrina d'eccezione Carla Signoris e l'ospite Eva Crosetta. Sarà quella la sera in cui, tra i tre vincitori, verrà proclamato il supervincitore che succederà a Sandro Veronesi, trionfatore nel 2025 con “Settembre nero”.

Presidente Marini, un altro acuto di tre tenori, per la 54esima volta il premio Letterario Isola d’Elba “Raffaello Brignetti”, si propone al pubblico e ai lettori con una terna di vincitori/candidati al super premio di assoluta eccellenza. Qual è il segreto di questa longevità?
«Il segreto, probabilmente, sta nell'aver saputo rinnovarsi senza perdere la propria identità. Cinquantaquattro edizioni significano che il Premio ha saputo parlare a generazioni diverse, mantenendo vivo il legame con il territorio, la cultura e le persone che lo sostengono». 

Anche quest'anno tre autori di qualità, con una novità apparente — apparente perché in realtà è già prevista dallo statuto del Premio — cioè la presenza di un'opera di saggistica tra i finalisti. Novità o continuità, anche in questo caso?
«Non è una novità, ma è la forza di attraversare i tempi nel solco della continuità, nella continua riaffermazione della volontà dei padri fondatori del Premio. Il confronto tra generi diversi è, in fondo, un modo per mantenere viva quella visione, aprendola alle sensibilità e alle espressioni della contemporaneità».
La serata alla Linguella,a Portoferraio, sta diventando una piccola tradizione, così come i conduttori Attilio Romita e Monica Giandotti. Anche questo è un segno di solidità del Premio, con personaggi di livello in un contesto di assoluta qualità?
«Direi che è proprio l'equilibrio tra solidità e novità a caratterizzare il Premio. Da una parte ci sono punti di riferimento ormai consolidati, come la serata alla Linguella e la presenza di Attilio Romita e Monica Giandotti; dall'altra, ogni edizione sa introdurre elementi nuovi e di grande qualità. Quest'anno penso alla madrina Carla Signoris, che ringrazio per la sua disponibilità, e all'ospite Eva Crosetta, due presenze che arricchiscono ulteriormente una serata già prestigiosa».

Una novità significativa delle ultime edizioni è stata anche la scelta di avere, nella medesima serata, la presenza dei tre autori finalisti. Tre eccellenze della letteratura che hanno l'opportunità di raccontarsi al pubblico presente, condividere il proprio percorso e parlare delle loro opere, nell'attesa del momento più emozionante: il verdetto finale che proclamerà il Supervincitore.
«È questo equilibrio, tra ciò che abbiamo costruito nel tempo e la capacità di rinnovarci, che dà forza e continuità al Premio».
Il Premio porta il nome di Raffaello Brignetti, elbano d'adozione e cantore del mare come "specchio metaforico delle sfide della vita": quanto pesa ancora oggi questo legame identitario nella scelta dei libri finalisti?
«Pesa soprattutto come identità e come sensibilità, non come vincolo. Brignetti ha fatto del mare una metafora della vita, delle sue sfide, delle sue inquietudini; e questo spirito continua a essere presente nel Premio. Non cerchiamo necessariamente libri che parlino del mare, ma libri capaci, come quelli di Brignetti, di guardare oltre la superficie, interrogarsi sull'uomo e sul tempo che viviamo. Anche la terna di quest'anno, pur nella grande diversità delle opere, testimonia questa vocazione: attraversare la contemporaneità con sguardi profondi e originali».
Il Premio ha le sue radici nell'Isola d'Elba, ma non solo: c'è qualcosa in cantiere per dare continuità alla manifestazione anche negli altri mesi dell'anno?
«Sì, ed è proprio questa la direzione che vogliamo dare al riconoscimento: non esaurirsi nella serata finale, ma costruire durante l'anno occasioni di cultura e di confronto. Quest'anno ne abbiamo già avuto due esempi significativi: la presentazione della terna in occasione dei 150 anni del Corriere della Sera, con la presenza del vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca e di ospiti di grande livello, e la serata dedicata alla presentazione del libro di Letizia Moratti, “L'importanza di credere nei sogni”, che è stata anche un'importante occasione per riflettere su alcuni momenti salienti della nostra storia più recente, insieme a grandi ospiti che di quella storia sono e sono stati protagonisti. Ma non ci fermeremo qui. Vogliamo coinvolgere appieno il territorio e dare sempre maggiore continuità alla presenza del Premio durante tutto l'anno. Abbiamo già un'iniziativa in cantiere, sulla quale però non posso ancora anticipare nulla: posso solo dirvi che la annunceremo il 5 settembre. L'obiettivo è costruire un vero e proprio percorso culturale che parta dall'Elba ma sappia anche andare oltre l'Elba. La serata finale deve essere il punto culminante di un'attività culturale che vive tutto l'anno, non il punto finale».
Il “Brignetti” unisce giuria letteraria e giuria popolare: un equilibrio non scontato. Qual è oggi il peso reale del voto dei lettori nel decretare il vincitore?
«È un equilibrio che riteniamo molto importante. La Giuria Letteraria ha il compito di individuare e valorizzare la qualità delle opere, mentre la Giuria dei Lettori porta nel Premio la voce e la sensibilità del pubblico. Oggi il voto dei lettori ha un peso reale e concreto: non è semplicemente simbolico, perché si somma a quello della Giuria Letteraria nella scelta del supervincitore. Nel regolamento, naturalmente, il voto della Giuria Letteraria ha valore triplo rispetto a quello dei lettori, ma proprio la presenza di questi ultimi rende il verdetto finale più completo e partecipato. Credo sia importante mantenere questo dialogo tra competenza e partecipazione, tra chi legge con uno sguardo critico e professionale e chi legge semplicemente da lettore, lasciandosi coinvolgere, emozionare e convincere da un libro. È un equilibrio che appartiene alla storia recente del Premio e che vogliamo continuare a valorizzare».

Appuntamento sabato 5 settembre 2026, alle ore 21.15, all'Area Archeologica della Linguella di Portoferraio. Per prenotare: premioletterarioelba@gmail.com oppure 353 412 1974, dalle 9.30 alle 12.30.