Cultura

Rio Marina: il tesoro romano nascosto in miniera

Un ritrovamento avvenuto nel 1901 diventa il punto di partenza di una ricerca tra archeologia, storia mineraria e documenti d’archivio

Immagine elaborata con ChatGPT con lo sfondo della miniera di Pozzo Fondi a Rio Marina e la copertina del libro

Un’anfora contenente monete romane d’argento, riaffiorata nel 1901 durante i lavori nella miniera di Rio Marina, ha restituito alla storia una testimonianza preziosa del passato dell’Isola d’Elba. 

Da quella scoperta, avvenuta nel cantiere di Pozzo Fondi, prende le mosse il volume "Il ripostiglio da Rio Marina (1901), III-I sec. a.C.", pubblicato nel 2021 dal Ministero della Cultura nel Bollettino di Numismatica – Materiali, diretto da Gabriella Angeli Bufalini, curatrice scientifica delle collezioni numismatiche del Museo Nazionale Romano e responsabile della redazione del Bollettino di Numismatica. Il libro, per varie vicissitudini, non è mai stato presentato ufficialmente, ma può essere acquistato in formato cartaceo online o scaricato gratuitamente in formato pdf dal sito istituzionale del Bollettino di Numismatica, nella sezione "Materiali".

Cantiere Pozzo Fondi o Pozzi Pondi (Cartolina della Collezione di Renzo Paoli)

Nel gergo archeologico, un "ripostiglio" è un gruzzolo di monete o oggetti preziosi nascosto intenzionalmente sotto terra da qualcuno che, per qualche emergenza (una guerra, un'invasione o un pericolo imminente), intendeva recuperarli in seguito. Qualcosa, però, andò storto, e quel tesoro è rimasto sepolto per quasi duemila anni. 

La reazione alla scoperta non fu quella che ci si aspetterebbe oggi da un moderno cantiere archeologico. Tra l'euforia generale, la voce del ritrovamento si sparse in un lampo. Gran parte del tesoro venne fatto sparire. Quando lo Stato e la Direzione delle miniere riuscirono finalmente a intervenire per arginare il saccheggio, il danno era fatto.

Dell’originario e monumentale nucleo di denari d'argento, le autorità riuscirono a recuperarne ufficialmente soltanto 44. Questo piccolo ma preziosissimo nucleo superstite lasciò l'Elba per essere trasferito a Roma, dove è tuttora custodito e protetto nel Medagliere del Museo Nazionale Romano. Tra l'altro, il ripostiglio delle miniere di Rio Marina è l'unico in tutta la Toscana che compare nella mappa delle ricerche pubblicate sul Bollettino di Numismatica.

La mappa dei ripostigli di monete pubblicati dal Bollettino di Numismatica-Ministero della Cultura

La pubblicazione, nata da questi fatti, ricostruisce la vicenda attraverso tre contributi complementari. Il saggio di Valentina Caffieri, "Le miniere di Rio fra passato e presente", ripercorre la storia mineraria dell’Elba, soffermandosi sul Parco minerario, sulle risorse del territorio e sul cantiere di Pozzo Fondi, teatro del ritrovamento.

Sara Guiati, con "L’archivio storico delle miniere dell’isola d’Elba e la notizia del rinvenimento di monete", approfondisce le testimonianze documentarie che consentono di ricostruire le circostanze della scoperta.

Simone Boccardi, nel saggio "Il ripostiglio da Rio Marina (1901): interpretazione e analisi", esamina la composizione del deposito e le caratteristiche numismatiche dei reperti.

Nonostante il tesoro sia arrivato a noi fortemente mutilato, gli studi numismatici approfonditi su quelle 44 monete superstiti hanno permesso di ricostruire dettagli fondamentali sulla storia antica dell'Elba. Le monete recuperate sono tutti denari d'argento di epoca romano-repubblicana. L'arco temporale che coprono è sorprendentemente ampio: i pezzi più antichi risalgono alla fine del III secolo a.C., mentre la moneta più recente è stata datata intorno al 74-64 a.C. Questo intervallo ci dice due cose fondamentali:

- Il proprietario del tesoro (forse un ricco mercante, un appaltatore minerario o un funzionario romano) ha accumulato queste monete nell'arco di molti anni, conservando anche i pezzi più vecchi e di valore.

- Il gruzzolo è stato sepolto a ridosso della metà del I secolo a.C., un periodo di violentissime guerre civili e instabilità politica a Roma. Chi ha nascosto l'argento a Rio Marina probabilmente stava fuggendo da un pericolo o cercava di proteggere i propri risparmi dalle confische della guerra.

Da pagina 20 del libro.Figura 6 – Nota del 2 novembre 1901, inviata dal Delegato Governativo di Sorveglianza delle R.R. Miniere dell’Elba P. Fossen a «Elba» Società Anonima di Miniere e di Alti Forni, che richiede la consegna all’Amministrazione demaniale delle monete antiche rinvenute durante i lavori nel cantiere minerario di Pozzo Fondi (ocumento n. 1)

La pubblicazione mette in relazione archeologia, documentazione storica e patrimonio minerario, offrendo nuovi strumenti per conoscere il passato di Rio Marina. Il ritrovamento costituisce una testimonianza significativa della frequentazione antica del territorio.

Un lavoro che restituisce valore a una scoperta di oltre un secolo fa e contribuisce a riscoprire la storia dell’Elba attraverso le tracce lasciate dal suo passato. Il ripostiglio di Rio Marina non è solo una curiosità per collezionisti, ma la prova che le miniere di ferro dell'Elba orientale erano pienamente attive, strutturate e sorvegliate in epoca romana repubblicana. La circolazione di moneta d'argento così pregiata dimostra che l'isola non era un avamposto selvaggio, ma un centro nevralgico di scambi economici e transazioni commerciali di altissimo livello, gestito da figure di rilievo della società romana (i cosiddetti publicani).

Da pag. 77 del libro. La prima moneta romana del catalogo a cura di Simone Boccardi

Oggi, camminando tra le terre rosse del Parco Minerario di Rio Marina, è impossibile non guardare il suolo con un pizzico di suggestione in più, pensando a quante storie – e forse a quante altre monete d'argento – sono ancora nascoste sotto ai nostri piedi.