Nel 1981, sulle strade del Rally di Sanremo, la francese Michèle Mouton e la sua navigatrice italiana Fabrizia Pons si misero in competizione con i migliori del mondo con l'Audi Quattro: fu la prima volta che una donna vinceva una prova del Mondiale Rally, e l'anno dopo il titolo iridato sfumò per un soffio. Prima di loro la britannica Pat Moss aveva vinto nel 1960 la Liegi-Sofia-Liegi, tra le gare più dure dell'epoca. Le donne, nei rally, non sono mai state comparse.
Oggi però
restano una piccola minoranza, e lo si vede anche al 38esimo Rallye Elba Storico, in programma dal 24 al 26 Settembre. Tra gli iscritti c'è
l'equipaggio tutto al femminile di Elena Gecchele e Giulia Dai Fiori,
su Fiat 124 Sport Spider, e c'è Lisa Meggiarin in coppia con Michele
Mecenero su Fiat 127 CL.
E poi c'è una storia di famiglia: quella di Roberto D'Ospina di Rio Marina, al volante di una Peugeot 208, e della figlia Gaia, che compirà 25 anni il 9 Ottobre, lavora come stagionale in una cremeria di Marina di Campo ed è la sua navigatrice, con una gara extra Elba alle spalle: la Gimkana Terra di Piombino. Il 13 Novembre 2022 ha preso parte alla 2ª Gimkana Terra di Piombino, al volante di una Citroën Saxo iscritta per la Scuderia Falesia con il numero 24. Come riportò la stampa locale, nella classe riservata alle donne mise in fila le rivali Micaela Nosenzo, su Renault Twingo, e Alessandra Marchetti. A lei abbiamo chiesto com'è nata questa passione, cosa significa correre con il padre e come si concilia con la maternità.
Intervista a Gaia D'Ospina
Navigatrice al Rally Storico dell'Elba col padre Roberto: Gaia, com’è nata la sua passione per i rally?
“Fin da piccola, vedendo mio padre che amava i motori e già correva. Lo seguivo in assistenza e nelle gare. Mi interessava quello che stava facendo, mi interessava il suo mondo, e sono sempre scesa in strada e in officina per andare a vedere".
Quando ha preso la licenza?
“Appena presa la patente, a 18 anni, dopo un mese ho preso la licenza per correre. Fra l'altro è una delle ultime che ha dato Elio Niccolai, colui che ha portato il rally dell'Elba sull'isola".
Come
ha cominciato?
“Con il mio ex fidanzato, che aveva un'officina. A 18 anni mio padre ci ha regalato la prima macchina da rally, una Peugeot 106 Rally, e la prima gara l'ho fatta con lui. Poi ci siamo lasciati, è andata così, e da lì ho detto: "Lo faccio con babbo". È lui che mi ha fatto conoscere questo sport”.
Le donne al volante o alle note sono poche. Le è mai pesato?
“Il rally è uno sport in cui ci sono pochi equipaggi femminili. Però a essere sincera a me non interessava questo aspetto: volevo fare quello, volevo correre. E così è stato”.
È più il timore del giudizio o la gioia di correre con il proprio padre?
“È più la gioia. C'è feeling, ci si confronta, si crea una sinergia quando siamo nell'abitacolo, siamo connessi: è un legame unico fra padre e figlia”.
E la sua mamma cosa ne pensa?
“All'inizio ha un po' brontolato, perché aveva paura, ma poi ha capito che quella è la mia grande passione e oggi tifa per noi”.
Come
ha conciliato le corse con la maternità?
“Ho avuto un figlio quando avevo 21 anni, quindi ho sospeso le gare per un po'. Ho ricominciato quando il bambino aveva un anno e mezzo. Questa è la terza gara che faccio con mio padre e ne sono felice e orgogliosa”.
Ha mai subìto discriminazioni?
“No, non ce n'è. Certamente a volte qualche battutina, ma rispondo agli altri navigatori o piloti: "Ne parleremo quando io passerò dall'altra parte" e li zittisco”.
Cosa direbbe alle
ragazze appassionate di rally?
“Consiglierei assolutamente di buttarsi e di intraprendere questa strada”.
Ha in programma di diventare pilota?
“Sì, ho in programma di passare alla guida. Con mio padre stiamo già facendo le prove, mi sta dando dei consigli e mi sta già insegnando”.
C'è qualcosa a cui tiene in modo particolare?
“Quando mi dicono "Gaia, come corri, ma hai un bambino": ci tengo a dire che con la gravidanza e con la maternità non si finisce di essere persone, di essere donne. Vorrei essere d'esempio, perché bisogna continuare a fare le proprie cose, a seguire le proprie passioni. Tante mamme, una volta partorito, magari abbandonano ciò che amano extra famiglia. Nel mio caso, non è stato così e ora mio figlio sarà fra i tifosi".
Intervista a papà Roberto D'Ospina
Pilota, padre di
Gaia
Da quanto tempo corre e come nasce questa
passione?
“Ho iniziato da bambino: a 9 anni ero già in macchina, una passione ereditata da mio padre. A 21 anni ho dovuto interrompere per un problema alla schiena. Avevo già comprato una Lancia Delta Integrale, già pronta per il rally, da Luciano Matacera, ma sono stato operato e ho dovuto lasciar perdere. Dopo l'intervento non ho più avuto né disponibilità né tempo. Nel 2009 mi sono detto: "Basta, è arrivato il momento di tornare a gareggiare". E così è stato”.
Chi è Gaia per lei?
“Gaia è nata nel 2001, ed è la figlia della mia prima compagna. È mamma di un bimbo di due anni e mezzo. Io ho un'impresa edile ereditata da mio padre, anche se il mio sogno sarebbe stato fare il meccanico”.
Quindi è lei che le
ha trasmesso la passione?
“Sì. Ho cinque figli, quattro femmine e un maschio, e Gaia è quella che ha sempre stata attratta dai motori, un interesse cresciuto con il tempo. Per i suoi 18 anni le ho regalato la sua prima macchina da rally, una Peugeot 106, a lei e al suo fidanzato. Oggi corriamo insieme".
Con quale auto
siete al via?
“Con una Peugeot 208 a noleggio. A casa abbiamo una Opel Corsa GSI, ma non abbiamo fatto in tempo a prepararla".
Che effetto fa avere una figlia navigatrice?
“Questa è la terza gara che facciamo insieme. Donne ce ne sono molto poche, ma non credo ci sia alcun tipo di differenza né di preclusione".
Correre con una figlia cambia il modo di affrontare i rischi?
“Certo. Ti rende diverso davanti ai pericoli. A volte sacrifico qualche prova, perché voglio stare tranquillo avendo accanto la responsabilità di una figlia. Lei a volte è un po' agitata e io cerco di calmarla".
Qual è la prova che sente più sua?
“Quella del Volterraio, che Gaia conosce bene. Ci siamo allenati il sabato e anche nei giorni successivi per prendere confidenza. Speriamo di fare una bella gara, perché l'altra volta abbiamo rotto e non siamo arrivati in fondo, ma la gara stava andando molto bene. Peccato, ci rifaremo quest’anno”.