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Portoferraio ricorda: 83 anni dal bombardamento

Cerimonia per l'83° anniversario dell'incursione aerea del 16 settembre 1943: le autorità, il ricordo delle vittime e le parole del sindaco Nocentini

Il sindaco di Portoferraio Tiziano Nocentini e don Paolo Amaglo

Il suono delle campane del Duomo, alle 11:20 di questa mattina, ha riportato per un istante Portoferraio a ottantatré anni fa, a quel 16 settembre 1943 in cui le sirene d'allarme non fecero in tempo a suonare. Una squadriglia di bombardieri tedeschi piombò allora sul capoluogo elbano sganciando ordigni ad alto potenziale che devastarono gran parte del centro storico, colpendo le abitazioni civili, la batteria antiaerea delle Grotte e persino l'ospedale cittadino. Centosedici civili e decine di militari persero la vita in quelle ore, e la città vide la propria identità urbana profondamente mutilata.

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Mercoledì Portoferraio ha voluto tenere viva quella memoria con una cerimonia che ha visto riunite, davanti alla lapide che ricorda i caduti, le autorità civili, militari e religiose della città — tra cui don Paolo Amaglo, sacerdote originario del Togo che presta il suo servizio a sostegno delle parrocchie di Portoferraio che ha benedetto la corona — insieme con i rappresentanti militari e delle forze dell'ordine. Al termine degli interventi è stata deposta una corona d'alloro, mentre il picchetto in alta uniforme ha reso gli onori.
A prendere la parola è stato il sindaco Tiziano Nocentini, che nel suo discorso commemorativo ha ricordato il significato di una data che la città non intende lasciar cadere nell'oblio. "Ricordare il 16 settembre 1943 significa tenere aperta la pagina più tragica della storia di Portoferraio", ha detto il primo cittadino, ripercorrendo quei momenti in cui "la furia della guerra inferse un colpo durissimo al cuore della nostra città". Ma da quelle macerie, ha sottolineato Nocentini, la comunità elbana seppe rialzarsi: "Con una forza d'animo straordinaria, i nostri padri e le nostre madri hanno ricostruito non solo i muri della città, ma il nostro futuro e la nostra identità".

Il sindaco ha voluto dare alla cerimonia un significato che andasse oltre il semplice rito della memoria. "Ricordare quelle vittime significa dare valore sacro alla pace e rifiutare ogni forma di odio e violenza", ha affermato, aggiungendo che "la memoria è lo strumento più potente che abbiamo per difendere la libertà e la democrazia, beni preziosi che non dobbiamo mai dare per scontati". Un passaggio, quello del discorso, rivolto in particolare ai più giovani presenti in piazza: "Ai giovani qui presenti dico: custodite questa storia. Le mura di Portoferraio testimoniano la forza di un popolo che non si piega. Fatevi portatori di una cultura di pace".

Nocentini ha concluso il suo intervento ringraziando quanti hanno preso parte alla cerimonia, "a testimoniare che il legame con la nostra storia è più vivo che mai". Un legame che, ottantatré anni dopo quel bombardamento, continua a unire la città nel ricordo di chi non ce l'ha fatta e nell'impegno, condiviso da istituzioni e cittadini, a non dimenticare.