"Sarebbe un peccato aspettare che sia il degrado a decidere il destino di questo spazio". Massimiliano Pardi, architetto portoferraiese, affida a Facebook una frase che suona come un avviso ai naviganti. Lo spazio è il Norman's Club, la discoteca del Capannone dove un tempo il soffitto si apriva sulle stelle e dove oggi regnano vetri rotti, aghi di pino e bombolette spray.
Raccontata nei giorni scorsi su queste pagine, la sua storia ha toccato un nervo scoperto dell'isola. Sotto il post del profilo Fb di QUInews Elba i commenti si sono moltiplicati. Scrivono quelli che lì hanno ballato, si sono innamorati, hanno tirato l'alba; scrivono i figli, che di quelle notti hanno solo sentito parlare. Il tono è quasi sempre lo stesso: nostalgia, e insieme rammarico nel vedere in quali condizioni versa un luogo che per oltre quarant'anni è stato sinonimo di estate. Una memoria collettiva che riaffiora, intatta, davanti alle immagini della rovina.Pardi, però, sposta lo sguardo più in là del ricordo.
"Da architetto, credo che questa vicenda meriti una riflessione anche sul valore culturale dell'edificio", scrive l'architetto Pardi, sempre attento alle questioni legate a questi luoghi. "Lasciare morire il Norman's significa perdere, insieme a un luogo della memoria collettiva, una testimonianza della storia architettonica dell'Elba", aggiunge.
Perché quelle murature di pietra e legno, quella pianta poligonale e frastagliata, portano una firma: lo Studio S.24 di Paolo Lomazzi, Lorenzo Raschi e Carlo Jachino, che le disegnò nel 1960, pochi anni prima che Lomazzi diventasse, con De Pas e D'Urbino, uno dei nomi del design italiano nel mondo. E qui arriva la notizia.
"Approfondendo la ricerca - prosegue l'architetto - ho trovato nell'archivio De Pas-D'Urbino-Lomazzi un nucleo dedicato al progetto, con disegni, documenti e materiale fotografico. Esiste quindi una base concreta per studiarne l'impianto originario, comprenderne le trasformazioni e orientare un eventuale recupero rispettoso della sua identità".
Le carte, insomma, sono al sicuro, anche se l'edificio non lo è: chi volesse rimetterci mano saprebbe da dove partire. A parlare non è un nostalgico qualunque. Iscritto all'Ordine dal 1998, architetto dello Studio Associato Tecne 2000 di Portoferraio, già presidente dell'Associazione Architetti Elbani, Pardi è una delle voci più attive nel dibattito sul territorio. Esperto di bioarchitettura, progettista del Reef Sansone, un anno fa era tra i relatori del convegno "Itinerari di Architettura del Novecento all'Isola d'Elba", e sul magazine Elba Per2 ha raccontato le case che le grandi firme dell'architettura hanno costruito sull'isola. Proprio il Novecento è il punto.
"Spesso riconosciamo il valore delle architetture del Novecento soltanto quando sono ormai compromesse o scomparse", osserva.
"Eppure anche questi luoghi raccontano la nostra storia: come sono cambiati il turismo, le relazioni sociali e il modo di vivere l'isola", prosegue Pardi. Un night club nato per il jet set in giacca e cravatta, diventato tempio della dance, poi guscio vuoto: in sessant'anni di muri si legge l'intera parabola dell'Elba turistica.