Ha le physique du rôle di una statua classica e la grazia di chi il palco lo abita da sempre, ma il suo cuore resta quello di un ragazzo dello Scoglio: "A 14/15 anni ho dovuto lasciare l’isola per trasferirmi al Conservatorio di Pesaro per continuare gli studi. Era un luogo molto distante da casa, ma ho dovuto fare una scelta dolorosa e oggi sono felice di averla fatta", confida Jacopo Taddei, sassofonista elbano di fama internazionale pluripremiato.
"La cosa che mi è mancata di più è stato il mare. - racconta - Sono un velista, il mare fa parte di me. Amo veleggiare da solo con la mia barca in compagnia dei miei pensieri. Ricominciare, tornare a stare solo con il mare sarà pura felicità".
Definito “sax hero” dal Corriere della Sera, è apprezzato per la sua tecnica brillante, unita a delicatezza ed esuberanza, Jacopo Taddei torna nella sua Isola oggi, sabato 12 Settembre, alle 18,30, al Teatro dei Vigilanti "Renato Cioni" di Portoferraio per il penultimo appuntamento della 30esima edizione di "Elba Isola Musicale d'Europa". Ad accompagnarlo, al debutto nella rassegna, la Roma Tre Orchestra.
Dietro il talento che lo ha portato sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, resta intatto il ragazzo che sulla sua Isola ha imparato a suonare, e a cui l'isola continua a insegnare, ogni volta che vi fa ritorno, chi è davvero.
Jacopo, cosa significa per lei esibirsi su quel palco, questa volta da protagonista con la Roma Tre Orchestra?
"È per me un grande onore e ha un significato particolare. Elba Isola Musicale d'Europa l'ho frequentata da giovanissimo, quando ero ancora studente di conservatorio e venivo ad ascoltare i concerti: ha contribuito alla mia formazione musicale prima ancora che immaginassi di poterci tornare da protagonista. Dieci anni fa ho ricevuto l'Elba Festival Prize e oggi ritrovarmi sullo stesso palco, questa volta insieme ai musicisti di Roma Tre Orchestra, crea un piccolo cortocircuito temporale: torno nel luogo in cui ascoltavo gli altri, ma dall'altra parte del palco".
Il programma spazia da Čajkovskij a Mozart fino a Glazunov, autore che scrisse il suo concerto per sassofono in un'epoca in cui lo strumento aveva ancora un ruolo marginale...
"Il Concerto di Glazunov è sicuramente una delle pagine più importanti e conosciute, se non la più conosciuta, tra quelle scritte originariamente per il nostro strumento. Accostarlo a Mozart è però particolarmente interessante: il Concerto K. 314 nasce naturalmente per oboe e non per sassofono, ma proprio questo dimostra quanto il sassofono, uno degli ultimi strumenti acustici inventati, sappia muoversi con naturalezza anche al di fuori del repertorio scritto espressamente per lui".
Lei è nato e cresciuto all'Elba, dove ha iniziato con la Filarmonica di Portoferraio prima di una carriera internazionale: quanto ha contato quella "palestra" isolana nella sua formazione musicale?
"La Filarmonica 'Giuseppe Pietri' è stata la mia prima vera palestra musicale. È lì che ho scelto il sassofono e ho imparato che fare musica significa anche giocare, divertirsi e soprattutto suonare insieme. Ricordo con grande affetto i miei primi insegnanti, Filippo D'Ecclesiis e Severino Del Corno, e tutto quello che la banda mi ha insegnato: ascoltare gli altri, condividere, sbagliare e riprovare. La cultura bandistica italiana è una ricchezza che spero non si perda: se oggi suono in grandi sale e orchestre, una parte importante di quel percorso è iniziata proprio lì, in banda. Non dimentico mai una frase del mio maestro, che diceva che dietro ogni goccia di talento c'è un mare di sudore: e a quattordici anni, quando ho lasciato l'isola per il Conservatorio di Pesaro, quella frase è diventata la mia bussola nei momenti più difficili".
Nonostante gli impegni nei grandi teatri del mondo, il legame con l'Elba resta fortissimo: cosa rappresenta per lei tornare, anche in occasioni come questa?
"L'Elba è il luogo in cui torno per rimettere ordine nelle idee. Vivo da anni lontano dall'isola e viaggio molto per lavoro, quindi quei pochi giorni in cui riesco a stare in questi luoghi hanno un valore particolare. Qui ritrovo la natura, il mare, il vento: da appassionato velista, diciamo che è anche una sorta di manutenzione ordinaria del musicista. Quando ero ragazzo, lontano da casa per studiare, era proprio il mare la cosa che mi mancava di più, e sognavo il giorno in cui avrei potuto tornare a veleggiare da solo, in compagnia dei miei pensieri. L'Elba è il posto in cui ricarico le energie e spesso nascono nuove idee. A volte, per apprezzare davvero ciò che hai avuto sempre vicino, devi prima allontanartene".