Interviste

Fois: "Vivere è una distrazione dal morire"

Lo scrittore sardo, in finale anche al Campiello, si racconta da candidato al Premio Isola d'Elba - Brignetti, in attesa del verdetto del 5 Settembre

Marcello Fois e la copertina del suo libro in finale al Premio Brignetti

Si è già aggiudicato la quinta edizione dell’Orbetello Book Prize 2026 con il romanzo “L’immensa distrazione”. Amato dai lettori, non ha bisogno di grandi presentazioni. Marcello Fois ha costruito la sua fama letteraria sulla saga dei Chironi, la trilogia che ha raccontato un secolo di storia isolana. Con il nuovo romanzo, pubblicato per i tipi di Einaudi, lo scrittore nuorese, cambia scenario e famiglia — dalla Sardegna passa alla pianura emiliana, dai Chironi ai Manfredini — restando però fedele al suo terreno più fertile: costruire e proporre una storia capace di intrecciare le vicende private a quelle collettive. 

Ettore Manfredini, appena morto si scopre ancora cosciente, sospeso in uno stato intermedio da cui ripercorre un'intera esistenza costruita — e insieme corrosa — dal mattatoio di famiglia, dalle leggi razziali, dai segreti mai confessati.

Per il lettore, la partenza è proprio con l’ultimo respiro del protagonista: a novantacinque anni nel proprio letto Manfredini avrà il tempo non solo di rivedere i momenti salienti della propria vita ma anche di immedesimarsi nei sogni e nelle delusioni dei suoi cari. Provenendo da una famiglia poverissima, Ettore è diventato un imprenditore di successo grazie alle leggi razziali che hanno spogliato i Teglia, suoi datori di lavoro ebrei, del loro mattatoio: in seguito a un matrimonio di necessità con Marida, la figlia dei Teglia, unica superstite della famiglia è padre di quattro figli. Con il maggiore, Carlo, non è mai andato d’accordo, non gli è piaciuto sin dalla nascita, mentre ha provato un grande slancio verso i due figli maschi di questo.

Le tre ragazze si sono rivelate molto diverse tra loro: Enrica, sempre perfetta e sempre nell’ombra, è diventata la vera anima dell’azienda paterna; Edvige tutta dedita alla chiesa, si è fatta suora; Ester ha studiato sociologia a Trento ed è finita in prigione. Un romanzo dal respiro classico che ci fa vivere la Storia del Novecento vista dalla provincia modenese e insieme la storia di un nucleo familiare unico nel suo genere.

"Ettore Manfredini capì che in vita quest’esattezza nel definire le cose, gli avvenimenti, le persone, non è mai concessa. Vivere è un’immensa distrazione dal morire. E perciò un sacco di tempo lo si spende a fare, pensare, agire, cose inutili. Così può accadere che non si ami abbastanza, né si odi abbastanza. Può capitare persino di investire un’immensità di energie a trovare soluzioni inutili per problemi inutili", scrive l’autore

Già in finale al Premio Campiello 2026, il cui verdetto arriverà il 3 Ottobre al Lido di Venezia - “L’immensa distrazione” - è anche tra i tre finalisti-vincitori del Premio Letterario Isola d’Elba – Raffaello Brignetti: sabato 5 Settembre, alla Linguella di Portoferraio, si saprà se sarà lui il supervincitore della 54esima edizione, o se il titolo andrà a Gianluca Di Feo o a Luca Mastrantonio. Ed è a Marcello Fois che, nell’attesa di sapere la decisione della giuria letteraria e quella popolare, abbiamo rivolto alcune domande.

Il Premio porta il nome di Raffaello Brignetti, che ha fatto del mare una metafora delle sfide e delle inquietudini della vita. C'è, nel suo libro, un'immagine o un simbolo che per lei racchiude lo stesso tipo di tensione?

"La Pianura nel senso complesso e metafisico, il recupero di in paesaggio che credevo più "povero" da quello che ha fatto da protagonista nei miei romanzi sardi. Una grande lezione: la pianura è riservatissima nella sua appetente franchezza. Come i Manfredini".

Il presidente del Comitato promotore, Roberto Marini, ci ha raccontato che il Premio cerca libri capaci di "guardare oltre la superficie e interrogarsi sull'uomo e sul tempo che viviamo". In che senso il suo libro prova a fare proprio questo?

"“L’immensa distrazione”è fra le altre cose un romanzo sull'illusione che il 900 sia passato. È tra la vita e la morta, in un bardo. Distrarsi dalla propria storia, trovarsi senza anticorpi per i tempi che ci attraversano è l'argomento di questo romanzo: niente di nuovo. Per fortuna gli scrittori non inventano nulla".

Tra pochi giorni conosceremo il verdetto della giuria letteraria e di quella popolare. Cosa si aspetta da un pubblico di lettori "non addetti ai lavori" che voterà anche il suo libro?

"Mi aspetto, spero, di suscitare molte domande, senza dare risposte; di permettere a ognuno dei miei lettori di mettere a disposizione il loro patrimonio umano quando leggono questa storia e quindi la scrivano con me. Il mio obbiettivo è scrivere tanti libri quanti lettori ho. E tutti diversi tra loro".

Il suo protagonista, Ettore Manfredini, rivede la propria vita nell'istante della morte: un espediente narrativo audace, quasi kafkiano. Perché ha scelto proprio questo "bardo", questo spazio sospeso, per raccontare un secolo intero di storia italiana?

"Perché ho tentato di seguire la strada dei grandi, di arrampicarmi sulle spalle dei giganti. Questo è un mestiere per cui occorrono contemporaneamente l'umiltà di capire che tutto è stato già scritto e la presunzione di pensare di offrire una versione concorrenziale della stessa storia".

Il titolo suggerisce che vivere sia "un'immensa distrazione dal morire". È una riflessione che nasce da un momento preciso della sua vita di scrittore, o matura da tempo nella sua opera?

"È una riflessione, fra gli altri, di Pascal. Questo titolo ha molte sfaccettature: quella della vita che può essere vissuta in modo accettabile solo a patto che non si pensi costantemente alla morte; quella del distanziamento dalla propria storia; quella dell'allontanamento dai propri affetti e non ultima quella inerente al punto noir della trama, di distrazione come sottrazione, come furto."


Marcello Fois (Nuoro, 1960) vive e lavora a Bologna. I suoi libri sono tradotti in molte lingue. Presso Einaudi ha pubblicato Ferro Recente, Meglio morti, Dura madre, Piccole storie nere, Memoria del vuoto (premio Super Grinzane Cavour2007 - Supervincitore Narrativa italiana e Premio Paolo Volponi 2007), Sheol, Sempre caro, Stirpe (premio Città di Vigevano e premio Frontino Montefeltro 2010), Sangue dal cielo, L'altro mondo, Nel tempo di mezzo (finalista al premio Campiello e al premio Strega 2012), L'importanza dei luoghi comuni (2013), Luce perfetta (premio Asti d'Appello 2016), Manuale di lettura creativa (2016), Quasi Grazia (2016), I Chironi (trilogia che raccoglie in un unico volume Stirpe, Nel tempo di mezzo, Luce perfetta), Del dirsi addio (2017 e 2018), Pietro e Paolo (2019 e 2020), L'invenzione degli italiani, Dove ci porta Cuore (2021), L'immensa distrazione (2025) e tre libri in versi: L'ultima volta che sono rinato (2006), L'infinito non finire (2018) e Ogni cosa di noi (2026).