Lavoro

"Cultura dell'odio arrivata nei luoghi di lavoro"

Cirica (Filcams Cgil): "Senza il contributo dei lavoratori stranieri molti servizi, anche all’Isola d’Elba, oggi sarebbero in grande difficoltà"

"C’è un problema di cui si parla troppo poco. Non riguarda solo contratti, salari o la difficoltà di trovare personale. Riguarda la cultura con cui educhiamo le persone a vivere insieme. Perché il razzismo, l’odio e la sopraffazione non nascono nei luoghi di lavoro: ci arrivano".

Parole di Andrea Cirica della Filcams-Cgil Livorno che apre una riflessione sulla questione.

"Da anni una parte della politica alimenta la paura come strumento di consenso. Si indica nello straniero il colpevole, si trasforma la diversità in una minaccia e si diffonde l’idea che qualcuno valga meno di altri. Ma questa cultura dell’odio non resta nei comizi o sui social: sta entrando anche nei luoghi di lavoro. Una tendenza che purtroppo si sta lentamente diffondendo anche all'Isola d'Elba. - ha spiegato Cirica - Dobbiamo però ricordarci che senza il contributo dei lavoratori stranieri molti servizi, anche all’Isola d’Elba, oggi sarebbero in grande difficoltà e non riuscirebbero nemmeno a partire. Colpire chi lavora significa quindi indebolire l’economia e la comunità".

"Il problema non è il passaporto di chi lavora, ma l’educazione di chi pensa di poter decidere chi merita rispetto. - ha proseguito - Se cresciamo ragazze e ragazzi convinti che il più forte abbia sempre ragione, che il diverso valga meno e che l’arroganza sia sinonimo di forza, non possiamo stupirci se questa mentalità entri nei luoghi di lavoro. Il sindacato continuerà a valorizzare l'umanità del lavoro e a difendere chi subisce discriminazioni. Ma la sfida più importante è culturale e riguarda famiglie, scuola, istituzioni e comunità. Perché il rispetto non è buonismo: è la condizione minima per vivere e lavorare insieme. L’odio può portare qualche voto. L’educazione costruisce il futuro".