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Il garante regionale visita il carcere elbano

Franco Corleone, garante regionale dei diritti dei detenuti, ha visitato oggi la Casa di Reclusione di Porto Azzurro: "Realtà positiva"

Accompagnato da Nunzio Marotti, garante nel carcere elbano, Corleone ha incontrato il direttore, Francesco D'Anselmo, presenti il Comandante della Polizia penitenziaria, Giuliana Perrini, gli ispettori D'Ascenzo e Moscargiuli, la responsabile dell'area educativa, Giuseppina Canu, il ragioniere Insalaco.

Nel corso dell'incontro sono state illustrate le azioni attuate negli ultimi mesi per migliorare la struttura e la vivibilità nel carcere. "Ho trovato una realtà avviata in una direzione positiva", ha detto il garante regionale. 

Non mancano le criticità che sono state evidenziate al tavolo di lavoro e che Corleone relazionerà al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Santi Consolo. I garanti hanno evidenziato la necessità che il Dipartimento sostenga il progetto di rilancio del carcere elbano, affinchè sia all'altezza della propria storia, che in passato lo ha visto all'avanguardia dei percorsi rieducativi, all'altezza della grande promessa di un carcere a misura d'uomo.

"E' necessario - scrive Marotti - in particolare, che sia rispetta la sua identità di casa di reclusione e non farlo diventare un circondariale, con l'arrivo di condannati con fine pena breve". Speciale attenzione è stata prestata alla tutela del diritto alla salute: "E' necessario da una parte, un presidio sanitario 24 ore su 24 a Pianosa, e, dall'altra, un rafforzamento del presidio di Porto Azzurro".

Nel corso della visita alla struttura, Corleone ha potuto rendersi conto della nuova sala colloqui, più ospitale e funzionale, del miglioramento della sala polivalente, dell'area aperta che, a breve, verrà adibita ad area verde, con spazi e attrezzature per i bambini.

Al termine della visita, il garante locale ha annunciato la costituzione di un Circolo di detenuti che si riunirà periodicamente con lui e con i rappresentanti della Casa di Reclusione per ascoltarsi reciprocamente, evidenziare criticità, sottoporre ipotesi di soluzione, avanzare progetti di attività trattamentali. "Tale coinvolgimento – conclude Marotti - è finalizzato al miglioramento della qualità della vita per tutti coloro che vivono ed operano nell'ambiente carcerario".