"In questi giorni ho riflettuto molto su quanto accaduto attorno alla vicenda del Ministro. Al di là delle legittime differenze politiche e delle opinioni personali, ciò che colpisce non è tanto il singolo episodio, quanto il clima nel quale esso si è sviluppato. La necessità di giustificare pubblicamente ogni dettaglio, persino l’aver pagato tre volte un volo per rientrare, sembra raccontare qualcosa di più profondo: uno spostamento dell’attenzione dalla sostanza delle responsabilità istituzionali alla gestione della percezione pubblica".
Lo scrive Andrea Solforetti, consigliere comunale di minoranza a Porto Azzurro, e consigliere provinciale.
"Oggi la politica appare sempre più condizionata dalla reazione istantanea, dal giudizio espresso in tempo reale sui social network, dalla ricerca o dalla difesa del consenso nell’arco di poche ore. - prosegue Solforetti - Non si discute più solo delle decisioni, ma del modo in cui esse vengono raccontate, percepite, semplificate. Il rischio è che l’istituzionalità, che dovrebbe fondarsi su equilibrio e senso del ruolo, venga progressivamente compressa dentro la logica dell’indignazione digitale".
"Colpisce il fatto che si debba arrivare a puntualizzare chi è partito, chi no, chi ha pagato cosa, come se ogni scelta dovesse essere immediatamente blindata contro una possibile ondata di polemica. È un meccanismo che impoverisce il dibattito pubblico, perché sposta l’asse dalla valutazione politica alla reazione emotiva.Il problema, però, non riguarda soltanto i livelli più alti dello Stato. Queste dinamiche inevitabilmente si riflettono anche sulle politiche locali. - conclude Solforetti - Gli amministratori dei territori osservano ciò che accade a livello nazionale e ne assorbono linguaggi, tempi e modalità comunicative. Il rischio è che anche a livello comunale o regionale si finisca per interpretare la realtà più attraverso lo schermo di un telefono che attraverso il contatto diretto con le persone e i luoghi: una realtà filtrata e ridotta a flusso di commenti e percezioni, invece che vissuta nella sua complessità concreta. In un contesto già complesso, segnato da tensioni internazionali e da sfide economiche e sociali rilevanti, la politica avrebbe forse bisogno di recuperare spazi di sobrietà e di riflessione. Non per sottrarsi al controllo dell’opinione pubblica, che è elemento essenziale della democrazia, ma per evitare che il confronto venga ridotto a una sequenza di reazioni impulsive. La questione, in fondo, riguarda il modello di discussione pubblica che stiamo costruendo. Una democrazia può reggere al dissenso e alla critica; fatica invece quando tutto diventa istantaneo e semplificato. Forse è il momento di domandarci se la politica debba continuare ad adattarsi alle dinamiche dei social, o se non sia piuttosto necessario ristabilire un equilibrio in cui la responsabilità istituzionale torni a prevalere sulla pressione del consenso immediato".
Andrea Solforetti