Il 19 Settembre scorso i Giovani Democratici della Toscana sono entrato nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro, settima tappa della nostra campagna "Dimenticati".
Ad accogliere il gruppo Dem sono stati la direttrice Martina Carducci e il Commissario Capo Luigi Bove, che hanno mostrato grande disponibilità e un forte impegno nel portare avanti le attività dell'istituto.
Lo fanno sapere i Giovani Dem Toscana in una nota congiunta con gli altri rappresentanti del Pd intervenuti in cui spiegano: "Ad accompagnarci durante il sopralluogo è stata anche la garante dei detenuti di Porto Azzurro, Raimonda Lobina. Alla visita hanno partecipato Alessandro Franchi, consigliere regionale della Toscana; Bernardo Taddei, segretario regionale dei GD Toscana; Edoardo Parello, segretario dei GD Val di Cornia Elba; Simone De Rosas, segretario del PD Elba; Bernardo Giannoni, segretario della Federazione del PD Val di Cornia Elba; Matilde Coluccini e Chiara Macchi, della segreteria regionale dei GD Toscana. Abbiamo trovato una struttura che ospita circa 370 detenuti, distribuiti in tre reparti".
"Nei primi due, quelli con il maggior numero di persone detenute, - prosegue la nota - abbiamo riscontrato le maggiori criticità dal punto di vista della sicurezza interna: la mancanza delle dotazioni di sicurezza richieste dalla struttura rischia di portare, di fatto, a una sostanziale fusione dei due reparti, con evidenti ripercussioni sulla tutela della sicurezza tanto della Polizia Penitenziaria quanto degli stessi detenuti. Negli stessi due reparti abbiamo riscontrato anche difficoltà legate alle docce, insufficienti nel numero e non tutte funzionanti. Nell’Istituto abbiamo la possibilità di opportunità di lavoro, infatti il numero di detenuti ammessi all'articolo 21 è significativo. Ma le potenzialità offerte dal tessuto sociale ed economico del territorio superano ancora quanto oggi viene messo in campo, frenato da criticità burocratiche e, soprattutto, dalla mancanza di una visione da parte del Ministero che sappia rendere Porto Azzurro innanzitutto un luogo di reinserimento, e non solo un luogo di detenzione".
"Un'opportunità che riteniamo vada colta pienamente attraverso una visione delle case di reclusione come luoghi trattamentali basati principalmente sul lavoro, - continua la nota - evitando che finiscano per assomigliare sempre più a case circondariali, chiamate a sopperire alle carenze di altre strutture del sistema. Un rischio che diventa ancora più concreto quando questi istituti sorgono su territori insulari, dove si rischia di trasformare il carcere in una vera e propria isola nell'isola".
"In Toscana - segnalano i Giovani Dem - esistono altre realtà di detenzione all’interno di isole, seppure con numeri di detenuti più contenuti, come le case di reclusione di Pianosa, compresa all’interno dell’istituto di Porto Azzurro, e di Gorgona: crediamo serva una visione strategica complessiva su queste strutture, che potrebbero diventare luoghi realmente capaci di preparare le persone detenute al reinserimento, a condizione di ricevere maggiore attenzione politica e maggiori risorse. Partendo da recuperare spazi e attività, come come i laboratori di calzature e falegnameria che sono state interrotte o rallentate per mancanza di finanziamenti".
"Abbiamo riscontrato criticità anche sul fronte del sostegno alle persone con dipendenze, legate soprattutto all'assenza di un SerD interno alla struttura: il servizio del SerD di Portoferraio è infatti presente solo due volte al mese, una presenza insufficiente rispetto alle necessità della popolazione carceraria. Su questo tema sottolineiamo come la recente legge 140/2026 sulla tossicodipendenza nelle carceri, che doveva alleggerire le strutture penitenziare e trattare la questione in strutture adeguate, rischia di restare priva di impatto reale sugli istituti penitenziari. Non essendo accompagnata da adeguati finanziamenti e nonbinserita in un disegno organico di intervento sulla tossicodipendenza all'interno del sistema carcerario".
"Infine, - concludono i Giovani Dem toscani - come il resto della popolazione elbana, anche la realtà carceraria risente della carenza di servizi che caratterizza l'isola. Una condizione che pesa in modo particolare sui familiari che si recano in visita ai detenuti, spesso costretti ad affrontare viaggi lunghi e complessi, penalizzati dalla scarsità dei collegamenti interni all'isola e di quelli verso la terraferma, la stessa carenza di trasporti che coinvolge quotidianamente tutti i cittadini elbani. Questa visita si inserisce nel percorso che stiamo portando avanti come Giovani Democratici della Toscana negli istituti penitenziari della regione, con l'obiettivo di ascoltare chi vive e lavora quotidianamente nel sistema carcerario e di raccogliere criticità e proposte per costruire una politica penitenziaria capace di coniugare dignità, sicurezza, lavoro e reinserimento sociale".