Ci sono artisti che passano da un luogo e ne restano folgorati per un pomeriggio; e ci sono quelli che vi costruiscono, senza dirlo troppo, la parte più vera della propria vita. Llewelyn Lloyd appartiene alla seconda categoria. Pittore livornese di origini gallesi, nato nel 1879 da un commerciante trasferitosi da Cardiff, rimasto orfano ancora bambino, Lloyd avrebbe dovuto seguire la carriera commerciale della famiglia. Scelse invece la pittura, formandosi tra il 1894 e il 1899 nello studio livornese di Guglielmo Micheli, allievo diretto di Giovanni Fattori. Fu lì che strinse amicizia con un gruppo di giovani destinati a lasciare un segno nell'arte italiana del Novecento: Oscar Ghiglia, Gino Romiti, Manlio Martinelli, Renato Natali - e un certo Amedeo Modigliani, compagno di scuola prima che le loro strade artistiche prendessero direzioni opposte.
La svolta arrivò nel settembre 1907. Lloyd raggiunse per la prima volta l'Isola d'Elba insieme ad alcuni amici, approdando a Marciana Marina, un paese che non si era ancora ripreso dai danni della violenta alluvione del 1899. Non ci sono, nei suoi appunti pubblicati postumi nel volume "Tempi andati" del 1951, spiegazioni esplicite sul perché quel viaggio lo abbia segnato così a fondo. Ma il risultato è documentato con chiarezza: da quell'anno in poi Lloyd tornò all'Elba quasi ogni estate, fino a comprarvi, nel 1913, una casa - la cosiddetta "casa dei Melograni" - che sarebbe rimasta il suo rifugio per il resto della vita.
I paesaggi elbani divennero da allora tra i soggetti privilegiati della sua pittura. Il trittico "Il paese dopo l'alluvione", composto dai pannelli "L'osteria chiusa", "La casa nel torrente" e "Il cantiere distrutto", raffigura tre scorci di Marciana Marina ancora segnati dal disastro del 1899, e fu presentato alla Biennale di Venezia del 1909 - un debutto importante per un artista che negli anni successivi avrebbe esposto con regolarità proprio alla rassegna veneziana. Nel 1913 portò due opere dipinte a Marciana Marina, "Crepuscolo all'isola d'Elba" e "Il castagno morto", alla Prima Secessione romana: quest'ultima tela, già presentata al Salon d'Automne di Parigi, oggi si trova alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma.
Lo stile di Lloyd, radicato nella lezione di Fattori e nella tradizione macchiaiola, si aprì nel tempo a un linguaggio più personale, con una fase divisionista negli anni giovanili e una progressiva attenzione, negli anni Venti e Trenta, agli interni domestici accanto ai paesaggi en plein air. Espose a lungo a Firenze e a Livorno, partecipò a mostre marinare imbarcandosi sulla nave scuola "Quarto" per ritrarre la flotta italiana, pubblicò nel 1929 un volume sulla pittura dell'Ottocento italiano. Attraversò anche gli anni durissimi della guerra: mantenne la cittadinanza britannica e per questo fu arrestato e internato, prima a Fossoli di Carpi, poi in Baviera, fino alla liberazione nel 1945. Ma fu proprio all'Elba, dove tornava fedelmente ogni stagione calda, che scelse di chiudere la propria esistenza: morì nel 1949, al termine di un'ultima, lunga estate trascorsa nell'isola che amava.
La sua eredità pittorica sullo Scoglio non è rimasta confinata ai libri di storia dell'arte. Una delle sue opere più note, il "Tamerice", è conservata stabilmente alla Pinacoteca Civica Foresiana di Portoferraio, dove chiunque può vederla ancora oggi accanto ai dipinti di Fattori, Signorini, Nomellini e Ciseri: un piccolo museo nato nel 1914 dalla donazione dell'intellettuale elbano Mario Foresi, aperto al pubblico dal 1924 e trasferito dal 1991 nella storica Caserma De Laugier (info www.museiarcipelago.it/musei/pinacoteca-foresiana... È lì che, nell'estate del 2023, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha portato in dialogo venti capolavori della propria collezione con quelli della Foresiana, nella mostra "Incursioni parallele", curata da Valentina Anselmi e Giovanna Coltelli: un progetto che ha messo per la prima volta a confronto, fianco a fianco, gli artisti - Lloyd compreso - che tra Otto e Novecento avevano scelto l'Elba come soggetto e come rifugio.
Sei anni prima, nel 2017, era stata Firenze a dedicargli la retrospettiva più ampia mai realizzata: "Lloyd. Paesaggi toscani del Novecento", a Villa Bardini, curata da Lucia Mannini e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Sessanta opere provenienti da ventisette collezioni private e pubbliche di tutta Italia - tra cui, naturalmente, la Foresiana di Portoferraio - restituirono per la prima volta la misura reale di un artista troppo spesso liquidato come una semplice appendice regionale della pittura macchiaiola, e invece riletto come un protagonista, seppur defilato, della cultura visiva italiana di inizio Novecento.
Anche Marciana Marina, il paese che lo accolse per quarant'anni d'estate, gli ha reso omaggio: il 22 agosto 2018, nella Piazzetta degli Artisti di Viale Regina Margherita, si tenne la serata "Da Lloyd ai pittori delle dune", per il ciclo LIBERAmenteARTE promosso con la Soprintendenza di Pisa e Livorno e Italia Nostra Arcipelago Toscano. Un incontro che partiva proprio dal suo arrivo del 1907 per arrivare, attraverso quattro decenni di storia dell'arte elbana, fino alla comunità di pittori e scultori - Bozzolini, Faraoni, Ghiglia, Cavallini e altri - che negli anni Cinquanta si ritrovò sulle dune di Procchio, dando vita a quella temperie artistica ancora oggi ricordata come "i pittori delle dune".
Lloyd resta, in questo senso, un caso raro: un pittore che continua a essere presente e discusso non per un anniversario isolato, ma per un interesse che si rinnova ciclicamente, tra i depositi dei musei toscani e il mercato dell'arte internazionale, dove le sue tele - dai ritratti agli scorci elbani - continuano tuttora a passare di mano nelle aste specializzate. Non fu certo né il primo né l'ultimo artista ad innamorarsi dell'Elba: prima di lui vi avevano dipinto Telemaco Signorini, Alfonso Hollaender, Cesare Ciani; dopo di lui sarebbero arrivati i pittori delle dune. Ma pochi, come lui, trasformarono quell'amore in una scelta di vita così radicale e duratura: un pittore che, arrivato per caso su un'Isola ferita da un'alluvione, decise che quella sarebbe stata, per sempre, la sua vera casa.