Cultura

Mago Chiò, graffitaro e free climber ante litteram

Francesco Grassi, questo il vero nome del primo writer elbano, scalava fortezze e le firmava con la vernice. Tra libri, fiabe e murale, l’Elba lo ricorda

Voleva essere visto, Francesco Grassi. Povero, analfabeta, nato il 1 Marzo 1867 in via dell'Oro, sapeva scrivere una sola parola, il proprio nome, e con un barattolo di vernice andava a imprimerlo là dove nessuno arrivava: sulle mura più alte dell'Isola. Ben lungi dall'essere dimenticato, Mago Chiò, writer e free climber ante litteram, ancora oggi continua a dialogare con i ragazzi dello Scoglio. Ma vediamo di conoscerlo meglio. 

Sull'origine del soprannome - Mago Chiò - le ipotesi sono tre: il chiodo, per le scalate impegnative, il verso dei corvi imperiali sentito sul Monte Capanne, l'arcaico chiò che indica l'assiolo, piccolo rapace notturno. Lui lo spiegava invece a modo suo: Chiò Mago era l'uomo pronto ad andare incontro al pericolo "in qualunque altezza che possa restare incredula al popolo". Viveva al Forte Falcone, indossava una casacca bianca e si annunciava con una cornetta da bersagliere. Allevò perfino un piccolo corvo, che diventò la mascotte di Portoferraio, di bottega in bottega.


Saliva a mani nude su Forte Stella, sul castello del Volterraio, sui santuari, sulle rupi del Monte Capanne e del Monte Giove, e su ogni parete lasciava la firma con la vernice bianca o rossa. Incastrava perfino frammenti di specchio nelle crepe della roccia, perché la gente si accorgesse delle sue audacie come le allodole: lo ricordò Sandro Foresi nel 1938. Solo in seguito si spinse oltre l'Isola, a Pisa, a Firenze, dove la salita sulla cupola del Duomo fu raccontata da La Domenica Fiorentina il 28 Ottobre 1888, e a Bologna, dove la scalata della Torre degli Asinelli gli costò qualche ora di guardina.

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Quello stesso 1888, l'anno in cui Gustavo De Sanctis gli dedicò un sonetto, conobbe a Portoferraio il pittore Telemaco Signorini, che tra il 1888 e il 1890 lo ritrasse in più dipinti e disegni: una piccola tempera del 1888 è oggi conservata alla Pinacoteca Foresiana, il ritratto a figura intera è invece del 1890. Al pittore si presentò come Primo Mago Chiò e, a chi gli chiedeva il perché, rispose che "io solo posso fare quel che non sa fare nessuno". Lui, che non sapeva scrivere, dettava lettere all'amico. Il 1 Dicembre 1889 gli raccontava di aver fatto quindici giorni da soldato a Livorno, dove lo avevano messo tra i trombettieri, e di aver mangiato molti fichi d'India sotto il Volterraio, tenendone una buona porzione anche per lui. Il 29 Settembre 1890, in un'altra lettera sotto dettatura, gli riferiva di aver detto a un conoscente che il pittore lo aveva ritratto "con le gambe e tutto". Nel 1902 Anna Franchi ricordava che, per rivedere Signorini, si era fatto caricare tra il carbone di un bastimento dalla Sardegna ed era arrivato a Firenze a piedi da Genova.

 

Morì a soli 24 anni, nel 1891, ma la sua memoria è rimasta viva, fino a entrare nelle battute quotidiane degli elbani. QUInews Elba ne aveva scritto il 13 Febbraio 2019, dando notizia dell'uscita, pochi giorni prima, di "Mago Chiò, Vita e Leggenda del Primo Free-Climbing della Storia", il libro di Giuliano Giuliani pubblicato con YouCanPrint. Un titolo che è già una tesi: nella lettura dell'autore quel bracciante eccentrico, che viveva nell'antica fortezza medicea e contava tra gli amici il farmacista Gio Batta Pezzolato, fu il primo vero free climber, molto prima che l'arrampicata libera diventasse uno sport. Si racconta persino che sia stato il primo essere umano a salire e scendere dalla Torre di Pisa, dalla cupola del Brunelleschi e dalla Torre degli Asinelli. 

Mago Chiò, alias Francesco Grassi: questo il vero nome del primo writer elbano

La sua storia ha ispirato anche la narrativa. Sul sito dei Musei dell'Arcipelago ne circola una versione a fiaba, testo di Rita Poggioli con le voci di Francesco Porro e Chiara Di Lonardo, che si chiude con il mago sparito dentro la leggenda che si era costruito. E dalle ricerche del portoferraiese Davide Pelliccioni è nato invece il romanzo "I custodi del vello", tornato in seconda edizione con Persephone, come ha raccontato QuiNewsElba il 26 Aprile scorso, e presentato giovedì 20 Agosto al teatrino delle Suore di Porto Azzurro, nella rassegna "L'isola tra le Pagine". Per colmare le lacune sulla storia dell'isola, Pelliccioni digitò come prima parola proprio "Mago Chiò": lo colpirono la semplicità e la dolcezza di quel giovane che voleva lasciare un ricordo di sé ai ferrajesi, e il legame con Signorini, simile a quello tra padre e figlio. Da lì il desiderio di raccontare l'Elba attraverso le vite minori e "la capacità di lasciare un segno nonostante tutto".

Quella firma di vernice sui bastioni oggi la chiameremmo street art, ed è il linguaggio scelto dall'Elba Book Festival che nell'estate 2025, a Rio nell'Elba, nel segno del tema "Chiavi di volta", ha dedicato a Mago Chiò un "laboratorio di identità popolare" con gli studenti dell'istituto Cerboni di Portoferraio, chiamati a raccontare l'Isola attraverso un suo personaggio chiave, descritto come uno spirito bambino con la voglia di diventare famoso. I ragazzi hanno ricostruito la sua storia e l'hanno raccontata attraverso writing e creatività. Dai loro lavori l'artista Giulia Bernini, in arte Oblo Creature, ha progettato il murale partecipato, inaugurato mercoledì 16 Luglio 2025 durante il festival.

Anche i musei gli hanno dedicato laboratori per i più piccini: il 24 Agosto 2023, alla Pinacoteca Foresiana, in occasione della mostra "Incursioni parallele", il percorso "Alla scoperta dei personaggi elbani: Mago Chiò" univa narrazione e teatrino delle ombre, e un laboratorio ispirato al personaggio è stato riproposto l’anno successivo. Il 27 Luglio scorso, all'Anfiteatro La Vantina di Capoliveri, nella sezione Kids di Autorə in Vantina, è andato in scena uno spettacolo tra storie e ombre, con Chiara Di Lonardo tra le interpreti.

Le sue firme sui bastioni sono in gran parte svanite, cancellate dal tempo, ma sul Forte Falcone alcune scritte a vernice rossa resistono ancora. Sono quelle con cui un amico, Giovanni Giani, gli insegnava a scrivere il suo soprannome, e un proclama: "1° Chiò nato l'anno 1867". Voleva diventare famoso Francesco Grassi e, a 135 anni dalla morte, i ragazzi di Portoferraio hanno ridisegnato la sua firma sui muri. Ed è forse questa la sua arrampicata più riuscita.