"La Fondazione Isola d’Elba ritiene che la gestione di settori strategici per lo sviluppo dell’Elba - come continuità territoriale, trasporti marittimi e aerei, gestione dei rifiuti, sanità, tutela ambientale, servizi sociali e promozione turistica sui mercati internazionali — richieda un confronto aperto e massima collaborazione fra istituzioni, imprese e cittadini. In quest’ottica si crede che la creazione di un Comune Unico amplificherebbe la capacità dell’isola di pianificare il proprio futuro e di far valere la propria voce sui tavoli regionali e nazionali, anche per quanto riguarda la Zona Economica Speciale".
Si apre così una nota della Fondazione Elba.
"Comune Unico non significa "cancellare" i paesi, ma adottare un modello policentrico con Municipi e “consigli di frazione”. - prosegue la nota - Questo approccio tutelerebbe le identità storiche e culturali, demandando ad una unica entità amministrativa la gestione delle scelte strategiche. Efficienza e risparmio sarebbero garantiti dalla razionalizzazione della spesa, dalla semplificazione burocratica con maggiore capacità di intercettare fondi europei e del PNRR. Una visione unitaria su infrastrutture, sanità e turismo, senza sovrapposizioni o concorrenza tra municipi, assicurerebbe una pianificazione integrata attenta all’economia circolare e alla rigenerazione".
"La messa in rete di risorse umane, finanziarie e strumentali garantirebbe l’offerta di servizi con un livello qualitativo ed omogeneo in tutto il territorio, anche in caso di future assenze, mobilità o quiescenze del personale. - aggiunge la Fondazione Elba - Minori spese di struttura grazie allo sfruttamento delle economie di scala nei costi e nei tempi, lascerebbero maggiori risorse da dedicare ai servizi ai cittadini e alle imprese, ad esempio per programmi anticrisi e sociali o per incentivare l’efficientamento energetico per cittadini e imprese. L’esenzione temporanea dal patto di stabilità e gli incentivi statali e regionali, permetterebbero di realizzare investimenti in progettazione di nuove opere pubbliche e in manutenzione di quelle esistenti. Sarebbero migliorate le strategie di programmazione e sviluppo territoriale e urbanistico sovracomunale di area vasta, che prevedano ad esempio la valorizzazione e la cura delle risorse ambientali e idrogeologiche, culturali e sportive presenti. Infine, sarebbero favorite efficaci politiche di marketing territoriale".
"Il recente dibattito sull’estensione della Zona Economica Speciale (ZES) all’Isola d’Elba e alle altre isole minori italiane rappresenta un passaggio fondamentale per riequilibrare gli svantaggi strutturali dovuti all'insularità. L’ANCIM – associazione Nazionale Comuni Isole Minori da tempo rivendica la ZES non come un privilegio, ma come uno strumento di riequilibrio necessario per garantire equità territoriale. - coonclude la Fondazions - Le Isole potrebbero contare su Incentivi fiscali e credito d'imposta con una riduzione del carico fiscale per le PMI locali e agevolazioni per chi investe su transizione ecologica e digitale. La semplificazione burocratica velocizzerebbe le pratiche attirando capitali privati. Agevolazioni contributive per le imprese che assumono a tempo indeterminato, favorirebbe la permanenza dei residenti e contrastando lo spopolamento nei mesi invernali sostenendo l'occupazione e invitando alla destagionalizzazione. Renderebbe i trasporti più competitivi attenuando i sovraccosti della logistica e della continuità territoriale per merci e cittadini".