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Turismo, "basta divisioni, serve visione unitaria"

Tallinucci, responsabile Elba di Faita Toscana: “la GAT non sia il capro espiatorio, la palla passa ai Comuni”.

Michele Tallinucci, responsabile Faita camping elbani.

Un appello alla concretezza, al superamento dei particolarismi e a una gestione coordinata della destinazione turistica.

È quanto esprime Michele Tallinucci, responsabile di Faita Toscana per l’Isola d’Elba, intervenendo nel dibattito sul presente e sul futuro del turismo isolano.

Regole pubbliche e trasparenza: la GAT non può essere il capro espiatorio

“Come le altre associazioni di categoria con le quali interloquiamo in modo attivo e positivo, siamo pienamente consapevoli delle complessità e dei vincoli burocratici legati alla natura pubblica della Gestione Associata del Turismo (GAT) – premette Tallinucci –. Parliamo di dinamiche, procedure e atti che noi imprenditori affrontiamo quotidianamente nelle nostre attività”.

Tuttavia, l'associazione evidenzia la necessità di non confondere i ruoli: la GAT non può diventare l'alibi a cui imputare ogni criticità dell'isola. 

“La GAT non deve trasformarsi nel capro espiatorio di ogni problematica dell’Elba: dai trasporti marittimi e su gomma, alla viabilità, fino ai servizi generali e alla loro qualità” puntualizza il responsabile di Faita.


Sul fronte fiscale e amministrativo, Faita ribadisce la propria linea: “Riteniamo che il contributo di sbarco (o eco-contributo) sia la modalità di prelievo più equa e diffusa per attingere da tutti i flussi, a differenza della tassa di soggiorno che, su un contesto insulare, finirebbe per gravare esclusivamente sulle strutture ricettive regolarmente registrate”.

Massima fiducia, inoltre, sulla gestione economica dell’ente: “Non abbiamo mai avanzato dubbi sulla trasparenza dell’operato della GAT in questi anni; in caso contrario, sarebbe stato nostro preciso dovere denunciarlo”.

Oltre i campanilismi: l'adozione del modello DMO
Per FAITA Toscana la priorità resta una: uscire dalla frammentazione e iniziare a ragionare come un’unica realtà territoriale. “Ciò che sosteniamo da anni, e che abbiamo ribadito anche nei recenti e costruttivi incontri tra associazioni e sindaci – confronti positivi che mancavano da tempo –, è che è giunto il momento di smettere di ragionare a compartimenti stagni tra GAT, singoli Comuni o associazioni: bisogna iniziare a parlare e agire come Isola d’Elba”.

A supporto di questa visione, l'associazione richiama le normative e gli strumenti di governance già consolidati a livello nazionale e regionale per la gestione integrata delle destinazioni.

Il quadro nazionale con modelli strutturati di Destination Management Organization (DMO) di successo, come le realtà di Trentino Marketing e le aziende per il turismo d’ambito in Trentino, IDM Südtirol in Alto Adige e le Destinazioni Turistiche dell’Emilia-Romagna.

Il modello toscano con l’articolazione della regione in 28 Comunità di ambito turistico, molte delle quali già dotate di una DMO operativa (tra cui Maremma Toscana Area Sud, Valdichiana Senese e, recentemente, Chianciano Terme).


Non dobbiamo inventare nulla da capo – conclude Michele Tallinucci –: si tratta di modelli e strumenti normativi che già esistono, sono stati ampiamente collaudati e funzionano. È ora di superare le divisioni e definire insieme cosa possiamo fare per la nostra isola, affrontando le sfide di un mercato turistico globale che sta mutando in modo rapido e radicale”.