Antonello Marchese, guida Parco e fotografo appassionato di natura, e Giorgio Paesani, ornitologo, raccontano il volo dei cormorani fra Elba e Piombino.
"E' una bella giornata di inizio dicembre e approfitto di un giorno di festa per recarmi nel vicino continente. Passeggio sul ponte del traghetto per osservare lo spettacolo del mare e dei panorami elbani alla luce di un piacevole solicchio che è tornato dopo un passaggio di aria più fredda.
Siamo quasi arrivati a Piombino e con il teleobiettivo mi diletto a documentare le fasi preparatorie di una regata che sta partendo davanti al faro della Rocchetta, quando, alzando gli occhi verso l'alto mi appare una grande V nel cielo formata da un enorme stormo di uccelli che sta volando verso l'Elba e il Monte Capanne.
Immediatamente l'obiettivo della fotocamera è diretto verso di loro e mi concentro nel cercare di ritrarre l'intero stormo per documentarne la dimensione di questa punta di freccia disegnata nell'aria e anche per poter contare, in un secondo tempo, il numero effettivo di esemplari. Il traghetto si muove verso Piombino e lo stormo viaggia esattamente nella direzione opposta quindi dopo poco gli animali sono lontani, ormai troppo distanti per cercare di zoomare sui singoli componenti per capire a quale specie potessero appartenere gli alati viaggiatori.
Il gruppo ha qualche esitazione e sembra scomporsi ma poi, effettuato qualche spostamento e sistemazione dei suoi elementi, continua il suo volo deciso verso sud ovest. Penso subito ai cormorani che ho avuto già modo di osservare e documentare in volo su Pianosa con una simile formazione anche se con numero molto più ridotto, con una foto che è apparsa anche nella recente pubblicazione realizzata con Giorgio Paesani “Appunti di Birdwatching Elbano”, ma da così lontano potrebbero essere anche gru, come mi era capitato di fotografare nel marzo del 2011 tra l'Enfola e il Viticcio. Sicuramente dallo scatto riuscirò a contare il numero dei componenti che risulterà sui novanta esemplari, ma per una conferma della specie dovrò poi sottoporre le immagini accuratamente ingrandite a Giorgio, che confermerà che si è trattato di un passaggio di un grande stormo di Cormorani (Phalacrocorax carbo) in volo verso le lagune della vicina Corsica o della Sardegna.
I Cormorani ormai li conosciamo bene e sono molto diffusi lungo le nostre coste e i porti: un tempo meno frequenti hanno iniziato a farsi vedere più spesso a partire dai primi anni '80, quando ci sorprendevamo di vederli, abili pescatori subacquei che si immergevano e nuotavano accanto a noi, mentre negli anni '70 era veramente raro osservarli. Oggi sono molto comuni e non facciamo più caso alle loro evoluzioni acquatiche per catturare le prede, spuntando in mare non lontano dalle nostre imbarcazioni o improvvisamente emergendo tra le barche ormeggiate in porto: a volte mi è capitato di osservarli in presenza di un branco di piccoli pesci e vedergli fare delle manovre incredibili quasi in superficie per ingerire il maggior numero possibile di pesci. A molti sarà sicuramente capitato osservarli fermi sugli scogli o sulle banchine nei momenti di riposo o di digestione del cibo, spesso con la loro tipica postura ad ali aperte, lasciandole asciugare al sole.
Soprattutto nel periodo estivo sono affiancati dai Marangoni dal Ciuffo (Gulosus aristotelis), leggermente più piccoli e snelli e più rari dei più diffusi Cormorani, altrettanto abili pescatori.
Tornando alla grande V vista nel cielo e che propongo ai lettori nella galleria fotografica mi viene da pensare ai popoli dell'antichità e tra questi soprattutto agli Etruschi, con i loro Auguri che interpretavano il volo degli uccelli traendone intuizioni e presagi e così a modo mio penso ad un'interpretazione casereccia, molto fantasiosa e un po' (tanto) di parte: si trattava forse di un saluto degli amici alati che volevano celebrare con un saluto o con un Viva la nostra piccola Vittoria realizzata con la recente pubblicazione del libro sul birdwatching elbano?
Antonello Marchese - Fotografo di Natura e Guida Ambientale. Promotore dell’azione Elba Foto Natura, nell’ambito dei progetti della Carta Europea per il Turismo Sostenibile per il Parco Nazionale Arcipelago Toscano.
Del Cormorano e del facile capro espiatorio
Il Cormorano è un grosso uccello marino appartenente all’ordine dei suliformi, specializzato nella pesca subacquea. Apneista senza rivali, si nutre esclusivamente di pesce che cattura in immersione, grazie alla potente propulsione delle sue forti zampe palmate, spesso inseguendolo per lunghi minuti sott’acqua. La sua enorme apertura buccale e l’altrettanto capiente gozzo gli consentono di catturare pesci anche di discrete dimensioni. Il suo piumaggio, per niente impermeabile (tant’è che ogni tanto deve fermarsi ad asciugare le ali), si comprime aderente al corpo trasformandolo in un siluro idrodinamico. L’occhio verde smeraldo, fermo e senza espressione, alle sue prede deve sembrare qualcosa di terrificante, come illuminato di luce propria e portatore di una tenebra stritolante. Il piumaggio è praticamente nero a parte piccole concessioni estetiche nella livrea riproduttiva, mentre giovani e immaturi presentano le parti inferiori biancastre.
Cugino nordico del nostro Marangone dal ciuffo, più piccolo, sottile e strettamente marino costiero. Diffuso, con sei sottospecie, in tutto il Vecchio Continente e il Nord America, le popolazioni europee hanno fatto registrare un marcato incremento e una evidente espansione territoriale negli ultimi venti anni che, almeno nella realtà italiana, lo ha rapidamente trasformato da specie poco o per niente conosciuta a quotidiana e numerosa presenza, principalmente, ma non solo, invernale. E qui, come prevedibile, sono iniziati i problemi di convivenza con l’uomo.
Al Cormorano vengono attribuite alcune autentiche nefandezze. Oltre ad essere aumentato nel numero (le fluttuazioni numeriche sono normali in qualsiasi specie animale), è rapidamente entrato in conflitto con alcune attività umane: la pesca e l’itticoltura in primis. E da lì ad essere accusato dei principali problemi legati a queste attività il passo è stato breve. Condannato senza processo quale distruttore del patrimonio ittico e dei profitti dei pescatori professionali e sportivi, al Cormorano (come agli aironi) viene attribuita la responsabilità del drammatico impoverimento della fauna ittica. In realtà le cause sono altre e più complesse. L’introduzione o l’ingresso “casuale” di specie alloctone, come il Pesce gatto o il Siluro nelle acque dolci o il Granchio blu in mare ha fortemente compromesso il nostro patrimonio ittico, la distruzione sistematica della vegetazione ripariale (inutile, visto che dovrebbe prevenire le alluvioni ma la cronaca ci dice che non lo fa) e la banalizzazione della struttura stessa dei corsi d’acqua, ridotti a canali dritti e dalle sponde quasi verticali, ha quasi annientato i nascondigli e i siti di deposizione delle uova per pesci e anfibi.
In mare, poi, le cose non vanno meglio. La pressione del prelievo ittico è eccessiva, poco selettiva e dannosa per tante specie non bersaglio. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico e l’inquinamento, sparito dalle cronache ma non dalle analisi chimiche.
In fondo basterebbe ricordarsi che cormorani e pesci convivono da milioni di anni, da molto prima che i nostri antenati scoprissero che un sasso affilato poteva aiutarli a staccare la carne dalla pelle delle carogne di cui si nutrivano. E nessuno portava nessun’altro sull’orlo dell’estinzione.
Ma la narrazione continua e la colpa dei mali del mondo ittico rimane del Cormorano che, se fosse il Calimero di antiche pubblicità, ci accuserebbe di avercela con lui perché è “bruttino e nero”. Un perfetto capro espiatorio. Uno dei tanti.
Di tutto questo ai nostri neri visitatori invernali, invero, poco importa. Posati sui paletti del porticciolo turistico stanno lì, le ali oscillanti, con lo sguardo torvo da perfetti pirati aspettano che l’acqua sgoccioli via dalle loro penne per tuffarsi ancora o per partire verso coste, scogliere o paludi lontane.
Giorgio Paesani, ornitologo