Prima dei traghetti carichi di bagnanti, prima degli ombrelloni allineati sulle spiagge, l'Elba si attraversava a piedi. Lungo le creste, lontano dalle coste esposte ai pericoli del mare, correvano le vie sicure. Per secoli hanno unito il Cavo, estremo lembo delle terre del ferro, ai villaggi del granito affacciati sul mare aperto dell'ovest.
Su quelle mulattiere di pastori, carbonai e contadini corre oggi la Grande Traversata Elbana, la GTE, il cammino più celebre dell'isola: un'alta via sospesa tra montagne e Tirreno, che l'autunno restituisce ai camminatori.
La sua storia moderna comincia nel 1982, quando si incontrano due uomini innamorati dell'Elba. Uno è l'architetto Mario Ferrari, appena nominato dirigente coordinatore di piano della Comunità Montana dell'Elba e Capraia. L'altro è Renato Giombini, vicebrigadiere del Corpo Forestale dello Stato al comando della stazione di Marciana Marina. All'epoca l'unica segnaletica risaliva agli anni Cinquanta, opera del Cai, e riguardava appena tre sentieri. Giombini batteva il territorio compilando schede con distanze, tempi e descrizioni, mentre Ferrari in ufficio dava forma alla documentazione.
Nelle giornate di pioggia, nel laboratorio della Forestale, si tagliavano i segnavia in legno di castagno. Venivano poi piantati lungo tracciati in parte inghiottiti dalla macchia. Nel 1984 nasce la prima guida ai sentieri del versante occidentale, presentata dall'allora presidente della Comunità Montana, Danilo Alessi.
Nel 1987 arriva la guida all'intera isola, con Capraia e Montecristo: circa trentamila copie, seimila delle quali in tedesco. Ispirati dal vicino GR20 corso, i due autori propongono un percorso di cresta destinato a diventare leggenda. Curiosa l'origine del doppio arrivo, Pomonte o Mortaio. Il primo era il capolinea dell'autobus, il secondo ospitava l'unico albergo aperto tutto l'anno, pronto ad accogliere escursionisti stremati.
La numerazione dei sentieri fissata allora è la stessa che adotterà il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, nato negli anni Novanta. La ritroviamo anche nella guida del 2001, firmata con il naturalista Gianfranco Barsotti.
E di GTE parliamo con qualcuno che la conosce bene. "Camminare per così tante ore, vedere cambiare il paesaggio passo dopo passo e rendersi conto, alla fine, di aver attraversato l'isola da una parte all'altra è qualcosa che difficilmente si dimentica", spiega Ina Mocan.
Lei la Grande Traversata Elbana l'ha percorsa due volte tutta d'un fiato, da est a ovest, in circa dodici ore: in Aprile, nel 2021 e nel 2023. Arrivata giovanissima dalla Moldavia, Ina vive da ventisei anni sull'isola che sente ormai sua. È diventata guida ambientale escursionistica certificata per trasformare in professione l'amore per i sentieri elbani.
"Prima di accompagnare altre persone lungo questo percorso, ho voluto affrontarlo io stessa. Volevo capire quali fossero i miei limiti, vedere come avrei reagito alla fatica e vivere in prima persona un cammino che oggi racconto e condivido", racconta.
Che emozione ha conservato della sua prima GTE, Ina?
"Ricordo ancora quella giornata: è
stata impegnativa, sicuramente, ma anche un’adrenalina unica.
Camminare per così tante ore, vedere cambiare il paesaggio passo
dopo passo e rendersi conto, alla fine, di aver attraversato l’isola
da una parte all’altra è qualcosa che difficilmente si
dimentica".
Ora cos’è cambiato?
"Oggi, invece, voglio vivere la GTE in un modo diverso. Non più tutta in una volta, ma in tre tappe, dal 10 al 12 ottobre. La prima giornata partirà da Cavo e arriverà a Porto Azzurro. È una tappa che mi piace particolarmente perché è molto panoramica. Ci saranno salite e discese, alcuni dislivelli importanti e anche dei tratti in cui il terreno sarà più impegnativo, ma ogni volta che si supera un rilievo arriva la ricompensa: il panorama".
Che dev’essere mozzafiato…
"In alcuni punti ho davvero la sensazione di avere tutta l’Elba davanti agli occhi. Da una parte Cavo e Rio Marina, dall’altra Portoferraio con la sua storia medicea, poi Porto Azzurro, Capoliveri e tutto il paesaggio dell’Elba orientale. È una tappa che richiede un po’ di impegno, ma proprio per questo dà tanta soddisfazione. La seconda giornata inizierà da Porto Azzurro arrivando a Procchio. È una tappa un po’ meno impegnativa rispetto alla prima e secondo me è importante anche per questo: ci permette di camminare con un ritmo diverso e di recuperare un po’ di energie in vista della giornata successiva".
La terza tappa da Procchio a Pomonte sarà nuovamente molto impegnativa?
"Esatto, lì cambia completamente l’ambiente. Entriamo nella parte occidentale dell’isola, si trasformano il paesaggio, il terreno e anche le sensazioni che si provano camminando. È una parte dell’Elba che amo molto, più selvaggia e, per certi aspetti, ancora più affascinante".
Ina, lei ormai è una veterana, cosa la affascina di questa avventura?
"La cosa che mi piace della GTE è proprio questa: non attraversi semplicemente un’isola la vedi cambiare continuamente e per me condividere questo significa soprattutto dare la possibilità agli altri di accorgersi di queste cose. Durante le escursioni cerco sempre di raccontare quello che incontriamo lungo il cammino: la storia, la geologia, la botanica, le tracce lasciate dall’uomo. Perché dietro un sentiero, una roccia, una pianta o un vecchio manufatto spesso c’è una storia che magari, passando velocemente non noteremmo nemmeno. Un viaggio attraverso l’Elba, ma vissuto lentamente. Da Cavo a Pomonte, da est a ovest attraversando montagne, boschi, crinali e panorami completamente diversi".
Oggi la GTE parte dal Cavo e sale al Monte Grosso, con l'antica postazione del Semaforo. Tocca Cima del Monte, affacciata sul Volterraio, poi attraversa Monte Orello, il Colle Reciso e il Monte Tambone. Raggiunge infine Monte Castello, con le sue tracce etrusche, e il Perone. A Malpasso si divide: il ramo nord corre sotto il Capanne verso Patresi, quello sud scende a Pomonte e alla spiaggia del relitto. In tutto sono tra i 50 e i 57 chilometri, con un dislivello che supera i 2.800 metri e una sola sorgente lungo il cammino. Si percorre in tre o quattro tappe, scendendo la sera nei paesi per dormire, perché nel Parco il campeggio è vietato.
La traversata è adatta a camminatori allenati. Non presenta tratti esposti, ma alle quote più alte si incontrano pietraie e granito scivoloso sul bagnato. In piena estate è fortemente sconsigliata, perché gran parte del percorso è allo scoperto: primavera e autunno restano le stagioni ideali. Servono scarponi, acqua in abbondanza e una mappa.
Il Cai Elba suggerisce l'app gratuita Avenza Maps con le
carte del Parco, utilizzabili anche senza segnale. I cani sono
ammessi, al guinzaglio.
Per raggiungere partenza e arrivi e
spezzare le tappe si possono usare gli autobus di Autolinee Toscane.
Le linee 116, 117 e 118 hanno fermate indicate proprio come "GTE",
nei punti in cui il sentiero incrocia le provinciali.
COME PARTECIPARE
In autonomia: informazioni, descrizione delle tappe e cartografia si trovano sui siti della sezione Cai Isola d'Elba (caielba.it) e del Parco Nazionale Arcipelago Toscano (islepark.it). Traccia Gpx e road book sono sul blog elbatrekking.blogspot.com, curato da un appassionato elbano (elbatrekking@gmail.com).
Con
una guida: la prossima traversata accompagnata sull'isola è in
programma il 10, 11 e 12 Ottobre, dal Cavo a Pomonte in tre giorni,
con Esplora l'Elba, guida ambientale escursionistica (info esploralelba.com).