Cultura

Cornè, l'elbano che sdoganò il pomodoro negli Usa

Nato nel 1752, emigrò in America e divenne pittore a Salem e Boston, convincendo Newport a fidarsi di un ortaggio fino ad allora considerato velenoso

Michele Felice Cornè in un'immagine tratta dal profilo Fb New England Historical Society

Si dice che abbia introdotto il pomodoro nella dieta americana. All'inizio del XIX secolo, nel New England erano infatti convinti che i succulenti ortaggi originari del Sud America occidentale - coltivati già ai tempi dagli Aztechi e da altri popoli della Mesoamerica - contenessero un veleno mortale. Abituato a mangiarne regolarmente fin da piccolo nella sua terra natale, l’Isola d’Elba, senza nessun effetto collaterale, Michele Felice Cornè riuscì a convincere gli abitanti della Nuova Inghilterra del contrario. Eppure in pochissimi conoscono quella che sembra una boutade. 

Chiedete a un elbano di nominare un concittadino illustre sepolto in America, e con ogni probabilità otterrete solo un'alzata di spalle. Eppure a Newport, Rhode Island, all'angolo tra Mill Street e Cornè Street, sorge ancora oggi una casa privata con una targa sul fianco che recita, tradotta: "Corne House. Casa dell'artista Michele Felice Cornè, che introdusse il pomodoro in questo Paese." Fu costruita per un pittore nato sull'Elba nel settembre del 1752 e morto il 10 luglio 1845, novantatreenne, proprio in quella cittadina del New England. 

Nessuno all'Elba gli ha mai dedicato una via, una targa, una mostra. In America, invece, riposa nel prestigioso Common Burial Ground, le sue tele sono appese in almeno cinque musei tra Massachusetts e Rhode Island, e la sua storia è ancora oggi materia di podcast e itinerari turistici.

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Michele Felice Cornè nacque sullo Scoglio da una famiglia di origini francesi (quasi tutto il resto della sua giovinezza è incerto), e crebbe a Napoli, dove si formò come pittore nell'ambiente decorativo borbonico di fine Settecento. Fu la Storia, non la vocazione artistica, a spedirlo controvoglia sull'Atlantico: arruolato nell'esercito napoletano per fronteggiare l'occupazione francese del 1799, scelse la fuga anziché la trincea, imbarcandosi sul brigantino "Mount Vernon" al comando del giovane capitano Elias Hasket Derby. Sbarcò a Salem nel luglio del 1800, e fu proprio Derby - affascinato dalle marine mediterranee che l'artista sapeva dipingere - a ospitarlo nella propria casa e a lanciarne la carriera.

Da lì in poi, la sua ascesa fu quella di un artista 'prestato' alla giovane nazione americana. Nel 1806 realizzò un enorme "panorama" - tre metri di altezza per diciotto di lunghezza, l'equivalente ottocentesco di uno schermo cinematografico - dedicato al bombardamento di Tripoli, celebrazione della vittoria americana nella prima guerra barbaresca: l'opera girò in trionfo da Boston a Portsmouth fino a Portland, prima di finire incorporata in un'altra spettacolare mostra panoramica dedicata alla battaglia di Bunker Hill, a Salem. Dopo lo scontro navale tra la fregata "Constitution" e la britannica "Guerriere", nell'agosto 1812, Cornè dipinse una serie di quattro tele sui momenti chiave della battaglia, oggi conservate integralmente al Peabody Essex Museum di Salem. 

Firmò inoltre affreschi murali per dimore signorili, tra cui la Sullivan Dorr House di Providence, ancora oggi visitabile con le sue decorazioni originali, e formò allievi destinati a loro volta a distinguersi, come il noto pittore marinaro George Ropes.

Trasferitosi a Newport nel 1822, trascorse nella Nuova Inghilterra gli ultimi ventitré anni di vita. Ma è un aneddoto, tramandato dai giornali locali di fine Ottocento, a renderlo quasi un personaggio da leggenda popolare più che un semplice pittore di marine: abituato fin da bambino a mangiare pomodori nella sua Elba, Cornè si trovò a vivere in un New England dove quel frutto rosso era considerato velenoso, buono al massimo come pianta ornamentale. Aveva già provato a convincere i vicini a Salem e a Boston, mangiandone pubblicamente davanti a loro senza alcun effetto - ma fu solo a Newport, dopo anni di questo piccolo teatro quotidiano, che il messaggio passò davvero: i concittadini, vedendolo in perfetta salute, cominciarono finalmente a fidarsi di quel frutto proibito. La storiografia gastronomica americana gli attribuisce ancora oggi il merito di questo primo, informale "sdoganamento" - una fama che nel 2025 gli è valsa persino un episodio dedicato del podcast "New England Legends", con tanto di visita alla sua casa di Newport.

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Oggi le sue opere sono conservate al Peabody Essex Museum, al Museum of Fine Arts di Boston, alla Redwood Library and Athenaeum, all'U.S. Naval Academy Museum e presso Historic New England, e continuano a circolare regolarmente nel mercato dell'arte americana del primo Ottocento. 

Nessun museo elbano possiede una sua opera, nessuna iniziativa locale ne ha mai celebrato la memoria: la sua storia resta scritta quasi esclusivamente in inglese, a testimonianza di come, a volte, un'Isola possa generare un destino capace di attraversare un intero oceano - e di come, altrettanto spesso, possa non esserne consapevole.