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Brunello torna: il violoncello che parla al cuore

Per la 30esima edizione del Festival, il violoncellista torna l'11 Settembre: mattina solo al Monserrato, sera in duo con Osokins a Portoferraio

Mario Brunello (foto di Michela Lotti)

Il silenzio, per Mario Brunello, non è mai stato un vuoto da riempire di note: è la materia stessa con cui la musica si costruisce. Lo ha portato nei deserti, sulle vette più alte delle Dolomiti, dentro le celle di un carcere - sempre inseguendo quello spazio sospeso in cui uno strumento smette di essere un concerto e diventa un'esperienza. 

Mario Brunello (foto di Giulio Favotto)

Venerdì 11 Settembre quello stesso spirito arriva all'Elba, dove il celebre violoncellista - ospite fisso della rassegna sin dalle sue prime edizioni - sarà protagonista di un doppio appuntamento per i trent'anni di "Elba Isola Musicale d'Europa" (www.elba-music.it). Trent'anni non sono pochi, per un festival che ha saputo portare la grande musica classica nei luoghi più inattesi dell'isola - chiese, giardini, cortili, anfiteatri naturali - senza mai perdere l'idea originaria: far dialogare le partiture con il paesaggio.

E in questo dialogo, la presenza di Brunello ha quasi un valore simbolico, perché pochi interpreti al mondo hanno fatto della relazione tra suono e spazio una vera e propria cifra artistica, capace di trasformare un trekking mattutino in un'esperienza musicale a tutti gli effetti. Si comincia al mattino, alle 11, con un concerto per violoncello solo al Santuario della Madonna del Monserrato di Porto Azzurro, raggiungibile a piedi con un trekking in partenza alle 10 dal Pino di Monserrato (partecipazione gratuita; in caso di maltempo il concerto si sposta al Teatrino delle Suore). In programma una Passacaglia anonima del Seicento, Cheap Imitation I di John Cage - la sua personale "imitazione" di Erik Satie costruita con operazioni casuali ispirate all'I Ching - la Suite n.1 BWV 1007 di Bach, le Due Serenate di Valentin Silvestrov e, a chiudere, Seven di Andrea Casarrubios, pagina nata durante la pandemia dal rito quotidiano degli applausi alle sette di sera.

Mario Brunello (foto di Fototeca Tentino sviluppo spa)

Non è la prima volta che Brunello sceglie un luogo simile per la sua musica. Anni fa, raccontando la sua passione per i concerti fuori dai teatri, ci aveva detto: "Uscire e mettermi a suonare in mezzo alla natura è venuto da sé". Un'attitudine che nasce, spiegava, da un'abitudine di famiglia: "Andare oltre la porta di casa è un'abitudine della mia famiglia". E se qualcuno pensa che il fascino di questi concerti dipenda dal paesaggio, lui la pensa diversamente: conta lo spazio, non la scenografia, e il silenzio che lo abita.

Georgijs Osokins (Foto di GRIBUVASARU-LV )

Il secondo appuntamento è in serata, alle 18,30, al Teatro dei Vigilanti "Renato Cioni" di Portoferraio, questa volta in duo con il pianista lettone Georgijs Osokins. Si parte con i Vier ernste Gesänge di Brahms, l'ultimo ciclo di Lieder del compositore tedesco, qui restituito dal violoncello che raccoglie il testimone della voce sui testi della Bibbia di Lutero. Segue Louange à l'éternité de Jésus di Olivier Messiaen, quinto movimento del Quatuor pour la fin du temps scritto nel 1940-41 mentre l'autore era prigioniero di guerra: forse la pagina più contemplativa dell'opera, una linea melodica lenta e sospesa. Osokins propone poi una propria trascrizione per pianoforte solo di Fratres di Arvo Pärt, tra le composizioni più note del maestro estone, costruita sullo stile essenziale e ripetitivo del tintinnabuli. 

Chiudono i Kindertotenlieder di Gustav Mahler, cinque brani del 1904 su poesie di Friedrich Rückert: ancora una volta il violoncello si fa voce, in un racconto strumentale di dolore trattenuto che nel finale lascia affiorare una consolazione.

Un programma che, tra un santuario e un teatro, tra il mattino e la sera, racconta bene la cifra di un musicista che non ha mai accettato confini. "L'arte non può rimanere confinata fra le mura dei teatri e dei musei, deve arrivare nella vita di tutti, essere più... democratica", le parole di Mario Brunello descrivendo la sua scelta di lasciare l'Orchestra del Teatro alla Scala per portare il violoncello altrove: nei deserti, in montagna, nei monasteri, ovunque il silenzio sia "sovrano" e non imposto dal "non parlare" forzato di una sala da concerto.

Anche quel violoncello ha una storia che vale la pena ricordare: è un prezioso Maggini del Seicento, appartenuto a Benedetto Mazzacurati. "Suonare con il mio Maggini mi emoziona sempre, sento qualcosa in più", raccontava Brunello, immaginando talvolta quale grande del passato ne avesse ascoltato le note prima di lui. Colpisce, ripensando alle sue parole, quanto quella filosofia resti coerente nel tempo: che si tratti di un deserto, di una vetta alpina o - come accadrà venerdì - di un santuario a picco su Porto Azzurro, per Brunello cambia il paesaggio ma non la sostanza.

"Il paesaggio non c'entra niente, c'entra lo spazio", diceva, distinguendo con precisione tra la cornice visiva e quella dimensione più profonda, quasi acustica, che un luogo può offrire alla musica quando il rumore del mondo si azzittisce.

Per il pubblico elbano, l'appuntamento dell'11 Settembre è dunque l'occasione per ritrovare non solo un grande interprete, ma un modo tutto particolare di intendere la musica classica: mai chiusa in teatro, sempre in dialogo con lo spazio che la accoglie, che sia un santuario affacciato sul mare o il palco di un teatro cittadino. Un'isola che, non a caso, si presta bene a questo tipo di ascolto: circondata dal silenzio del mare, l'Elba diventa essa stessa una cassa di risonanza naturale per un festival che da trent'anni scommette sulla musica come esperienza, prima ancora che come spettacolo.

Info e biglietti: tel. 353 4121974, info@elba-music.it; Info Point Festival, Via Vittorio Emanuele II 1, Portoferraio 9,30-12,30; la domenica solo durante il festival.