Nuove proposte dal XIII Congresso dell’Associazione Nazionale Sanitaria delle Piccole Isole (ANSPI), tenutosi al Giglio dal 2 al 4 Ottobre scorsi sul tema “Piccole Isole e approccio One Healt - Dalla fragilità territoriale a modello di salute circolare” e "Modelli innovativi, buone pratiche e strategie sostenibili come opportunità che possano trasformare la fragilità territoriale in opportunità di sviluppo con modelli di salute circolare, capaci di generare valore per le comunità locali e per l'intero pianeta".
Al congresso ANSPI ha partecipato per la prima volta anche Legambiente Arcipelago Toscano e le assonanze tra le attività dell’associazione ambientalista con le proposte dei medici delle piccole isole è stata subito evidente, a cominciare da quella di un territorio sano e tutelato come elemento centrale di One Healt. Un tema ripreso da diversi interventi e in particolare dalla professoressa dell'Università degli Studi di Milano e Direttrice scientifica Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico IRCCS MultiMedica Paola Muti (gigliese con origini elbane) che ha concordato con Legambiente che ha proposto il Parco Nazionale e i suoi sentieri come infrastruttura di prevenzione sanitaria naturale. Un’Idea che è piaciuta anche al dottor Donigaglia e ad altri delegati.
La professore Muti, su richiesta di Legambiente Arcipelago Toscano ha fissato i punti cardine legati a queste tematiche.
"Che l'attività fisica protegga dal diabete, dalle malattie cardiovascolari, da alcuni tumori e dal declino cognitivo è ormai un dato acquisito. Meno scontato è che anche il luogo in cui ci muoviamo faccia la differenza. - ha spiegato la professore Muti - Un numero crescente di studi indica che il verde non è un semplice sfondo, ma agisce quasi come un principio attivo. L'ambiente naturale, da solo, riduce lo stress, favorisce il recupero dell'attenzione e stimola il sistema immunitario, anche senza sforzo fisico. Il movimento, dal canto suo, porta benefici metabolici, cardiovascolari e neuroprotettivi ovunque lo si pratichi. Quando i due si incontrano, gli effetti si sommano: più benessere, più piacere e, soprattutto, più costanza nel tempo. Anche il sistema nervoso centrale sembra beneficiarne. In un'analisi su circa 62 milioni di anziani statunitensi (Klompmaker e colleghi, JAMA Network Open, 2022), quartieri più verdi si associavano a meno ricoveri per Alzheimer, demenze e Parkinson. Si tratta di studi osservazionali: associazioni solide, ma non la prova di un nesso causale, anche perché chi vive vicino al verde tende a muoversi di più".
E ha proseguito: "A parità di esercizio, la natura aggiunge qualcosa: Alcuni studi sperimentali, piccoli ma concordi, hanno confrontato lo stesso esercizio in ambienti diversi. In venti pazienti cardiopatici, trenta minuti di cammino al giorno per una settimana in un parco hanno ridotto la frequenza cardiaca a riposo e la pressione diastolica più dello stesso percorso in strada (Grazuleviciene e colleghi, 2015). Dopo gite in foresta, ma non in città, aumentano l'attività delle cellule natural killer e le proteine anti-tumorali, con effetti che durano oltre sette giorni (Li e colleghi, 2008). Sul piano della mente, novanta minuti di camminata nel verde riducono la ruminazione e l'attività della corteccia prefrontale subgenuale, un'area legata al rischio di depressione (Bratman e colleghi, PNAS, 2015). Una revisione sistematica ha inoltre mostrato che l'esercizio all'aperto dà più energia, meno tensione e rabbia, e aumenta il desiderio di ripeterlo. Ma come agisce il verde? Il modello proposto da Markevych e colleghi (2017) individua tre vie. La prima è ridurre i danni: meno inquinamento atmosferico, meno rumore, meno calore nelle isole urbane. La seconda è rigenerare, con il recupero dallo stress (meno cortisolo, più tono vagale) e dalla fatica mentale. La terza è costruire: nel verde ci si muove di più e più a lungo, si coltivano relazioni e si entra in contatto con la biodiversità. A questi effetti si sommano quelli biologici dell'esercizio".
La natura, quindi, amplifica i benefici del movimento in modo economico, sicuro e piacevole, allora parchi, boschi urbani e percorsi verdi sono a pieno titolo infrastrutture di sanità pubblica. Progettarli, curarli e renderli accessibili a tutti è una delle forme più concrete di prevenzione che una comunità possa darsi. Le evidenze tuttavia devono ancora essere sostanzialmente validate ma qualcosa, grazie a questi studi, può cominciare a muoversi.
Un esempio di questa idea potrebbe essere proprio il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, che tutela le sette isole di Elba, Giglio, Capraia, Montecristo, Pianosa, Giannutri e Gorgona insieme al loro mare. Qui sentieri, macchia mediterranea e coste offrono un ambiente ideale per camminare, fare trekking e pedalare immersi nella natura. E’ la dimostrazione che proteggere il paesaggio significa anche offrire a residenti e visitatori uno spazio concreto in cui prendersi cura della propria salute.
Un secondo esempio, più vicino alla ricerca clinica, arriva da Milano (la definizione di “Parco come Presidio Sanitario Naturale” è proprio di Marzio Marzorati, Presidente del Parco Nord di Milano). Ad aprile 2026 il Parco Nord Milano e l'IRCCS MultiMedica hanno firmato una convenzione triennale che fa del parco un 'presidio sanitario naturale'. È un laboratorio a cielo aperto per programmi di prevenzione delle malattie cronico-degenerative e di riabilitazione fisica e cardiometabolica.