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lunedì 21 agosto 2017

Politica lunedì 20 marzo 2017 ore 15:20

"Laghetti rossi, ecco come stanno le cose"

Il sindaco Renzo Galli fa chiarezza sul progetto: "Il laghetto delle Conche non è interessato dall'intervento di ripristino ambientale di Rio Albano"

RIO MARINA — "Leggo sulla stampa vari interventi sui cosiddetti laghetti rossi, il primo di Legambiente Arcipelago e più recentemente dell’amico Franco Cambi e, francamente, non capisco come la richiesta di confronto con l'amministrazione non sia stata rivolta in fase di raccolta delle relative informazioni e documenti. 

Questa operazione avrebbe evitato agli autori imprecisioni e grossolani errori sulle caratteristiche dell’intervento. Si vuole dare enfasi allarmistica, legittimata da un approccio preconcetto sull’ambiente, ad un intervento necessario e urgente, che non cancella affatto il laghetto delle Conche, ma si limita al ripristino ambientale di un’area comprendente un piccolo invaso artificiale, altamente inquinata e degradata e sulla quale, da quando sono in carica, e cioè dal 2013, nonostante le denunce fatte agli enti interessati, il Comune di Rio Marina si è trovato ad agire da solo. 

Il sito del Puppaio in zona Rio Albano, di proprietà demaniale in quanto il Comune di Rio Marina non ha esercitato la devoluzione, è stato prima sede di una discarica comunale, che i tecnici ci dicono ora pressoché sterile, e successivamente sede di una discarica comprensoriale, realizzata dal Commissario ad acta nominato dalla Regione Toscana in occasione di una delle ricorrenti crisi dei rifiuti elbani.

Esauritasi l’emergenza, la discarica fu tombata e dotata di serbatoi di raccolta del percolato per poi essere riconsegnata, senza un adeguato ripristino ambientale, ai comuni elbani, allora nella fase di passaggio da Comunità Montana a Unione. 

Dei lavori di tombatura della discarica fu interessato anche il contiguo laghetto del Pistello, ridotto praticamente ad una pozzanghera, che però raccoglieva le acque ruscellate superiori, ricche come tutte quelle della nostra zona di metalli pesanti, e anche percolato, creando così una miscela che se fosse filtrata a valle avrebbe creato seri problemi al piccolo rivolo che corre sulla spiaggia di Cala Seregola. 

Durante un sopralluogo eseguito nel 2014 mi resi subito conto della disastrosa situazione della discarica, colpita da anni di incuria, e mi mossi per capire le competenze di chi aveva il dovere di intervenire. Dopo un appello indirizzato alla Regione Toscana e agli altri enti competenti (Comuni Elbani, PNAT, Provincia di Livorno, ARPAT e Prefettura di Livorno), al quale solo il Comune di Portoferraio e la Prefettura dettero riscontro, ci fu concesso, anche in virtù di un faro aperto sul problema dalla Magistratura, un prestito rimborsabile di 104mila euro per la sua messa in sicurezza.

Con tali risorse, nella più completa indifferenza degli enti che avrebbero dovuto vigilare e porre rimedio al problema, mettemmo in sicurezza la discarica, evitando percolazione nell’ambiente che avrebbe potuto raggiungere le spiagge a valle. Contemporaneamente a tutto ciò, la Regione Toscana aveva assegnato nel 2007 ai comuni ex minerari un finanziamento pilota per il disinquinamento ambientale, che per Rio Marina valeva circa 600mila euro, da utilizzare proprio per bonificare alcuni ex scarti di lavorazione. 

Dopo innumerevoli conferenze di servizi alle quali hanno partecipato tutti gli enti interessati (ARPAT, Regione Toscana, PNAT e Comune di Rio Marina) e che hanno approvato solo il progetto Puppaio 1, l’ultima conferenza, tenutasi il 22 dicembre scorso, ha deciso, nell’impossibilità di approvare un progetto organico, di procedere per la messa in sicurezza di emergenza. 

I due progetti di messa in sicurezza ambientale per inquinamento naturale e di RSU, pur assolutamente indipendenti, sono gestiti insieme anche per evidenti ragioni di economia di scala. 

Per la parte RSU la discarica va ripristinata ambientalmente mediante uno strato vegetativo oggi assente e le mise prevedono la regimazione delle acque di discesa anche mediante tombatura dello stagno del Pistello, per evitare che filtrino attraverso le gallerie minerarie fino alle sottostanti spiagge di Cala Seregola e di Topinetti.

Il progetto prevede l’utilizzo di terra di riporto che è stata messa gratuitamente a disposizione dal Comune di Marciana e proveniente dalla pulizia straordinaria del fosso di Procchio e da parte di ASA SpA, vergine e provvista di tutte le certificazioni d’origine, come hanno potuto constatare gli agenti della ex forestale subito chiamati e intervenuti. 

Tale operazione comporta un risparmio complessivo di circa 40mila euro per il Comune di Rio Marina che avrebbe dovuto comprare il terriccio vegetale e altrettanti per il Comune di Marciana ed ASA che avrebbero dovuto pagarne lo smaltimento. 

Non si tratta quindi della creazione di nuove discariche, come irresponsabilmente è stato scritto, ma di un’operazione di messa in sicurezza e di risanamento complessivo, fatta anche per rispondere ad un faro acceso dalla Magistratura e che sacrifica non il laghetto delle Conche, ma uno stagno oggettivamente bello ma pericoloso e dove l’aspetto del pericolo non può che prevalere". 

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