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mercoledì 27 luglio 2016

Cultura martedì 12 gennaio 2016 ore 16:11

Ovidio ghiotto di castagnata del Poggio

Ospitiamo uno scritto satirico di Michelangelo Zecchini che chiude con un sorriso la tenzone archeologica sulla presenza di Ovidio all'Elba

PORTOFERRAIO — "Che ci faceva Ovidio all’Elba? Checché ne pensino i soliti rompiscatole, i quali blaterano che il Sulmonese sull’isola non ha mai messo piede, Ovidio sullo scoglio c’è stato, eccome. Dagli scavi è emerso che prima si fermò in una villa sul porto per shopping di mosciame di tonno trattato alle Saline, poi fu ospite in una villa di campagna, sul promontorio delle Grotte, dove se ne stette sempre a pancia all’aria, eccezion fatta per qualche puntata avvinazzata nella vicina Val di Pecuniae. 

Era un habitué, il poeta, e sbarcava puntualmente tra la fine di ottobre e la metà di novembre. Così successe anche nell’anno fatidico ottavo dopo la nascita di Cristo. Il viaggio gli costò un po’ di preoccupazione perché quell’irascibile di Augusto lo aveva espulso dall’Italia con effetto immediato. L’accusa, a quanto pare, era di complicità nella relazione extraconiugale di Giulia Minore, nipote dell’imperatore. Ma Ovidio, anche a costo di beccarsi un inasprimento della pena, differì la data della relegatio (oops: si dice esilio) sul Mar Nero e non mancò all’appuntamento autunnale con l’Elba.

Quali i motivi di tanto affetto? Qualcuno ha vagheggiato che siano state le grazie di una puella, regina della festa dell’uva capoliverese, ma si è sbagliato di grosso. Per fortuna, a farci ricostruire la verità storica, è intervenuta l’archeologia. Nonostante lo strettissimo riserbo, fonti ben informate ci svelano che dagli scavi è affiorata una magnifica scatola d’avorio. Sulla superficie è raffigurata in bassorilievo una corsa di quadrighe che - non ci sono dubbi - si riferisce all’epica disfida di Messalla con Charlton Heston nel film Ben-Hur. È la prova provata che la grandiosa villa delle Grotte era di proprietà del potente Valerio Messalla Corvino. 

La sorpresa più grossa, però, è arrivata dall’apertura dello scrigno eburneo, che racchiude un lungo documento (addirittura un rotolo!) firmato da CORVUS. Costui, a giudicare dal contenuto, era un ArcheoLeaks dell’ epoca augustea. Nella pergamena sono presenti, oltre a notizie coperte dal segreto di stato, i seguenti scoops:

1) nel 76 a. C. i pirati della Cilicia (gli stessi che l’anno dopo fecero prigioniero Giulio Cesare), forti di una flotta di 100 navi da guerra, devastarono la ricca villa delle Grotte e le sue altrettanto fastose pertinenze rurali, razziando statue, arredi, marmi, oro e preziosi. Ecco il motivo per cui oggi non si riesce a scoprire niente di importante.

2) Tutt’intorno alle Grotte c’era un anfiteatro per le corse dei cavalli, nel quale Ovidio cronometrava e Valerio Messalla si esercitava per sconfiggere Ben-Hur.

3) A causa delle pressioni ricevute da Valerio Messalla, Ovidio fu costretto a sorbirsi il poema senza fine di Johannes Petrus Caponius, fondatore del circolo sagrestan-materialista F.A.V.A.S. (Fidei Ac Virtuti Aithalicum Sodalicium). Gliene derivò, povero Ovidio, una miscela di sgomento e di profonda tristezza (si veda l’atmosfera sconsolata dell’opera ‘Tristia’), che da Fabricia lo accompagnò fino a Tomi sul Mar Nero. 

4) Scopo principale dell’ultimo soggiorno di Ovidio all’Elba fu l’irrefrenabile desiderio di godersi la castagnata di Poggio e una totanata nella secca di mezzo canale. 

5) Come hanno mirabilmente intuito certi storici contemporanei, dopo la morte di Valerio Messalla, avvenuta nell’anno 8 d. C., il primogenito Messalla Messallino fu inspiegabilmente diseredato (figlio certo solo da parte di madre?) e la villa delle Grotte passò in successione al figlio minore Massimo Cotta, ghiotto di mosciame non meno del suo amico del cuore Ovidio".

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