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giovedì 25 maggio 2017

Politica mercoledì 13 aprile 2016 ore 09:30

"Non ci sono alternative al Comune unico"

Giovanni Fratini commenta l'esito del convegno sulla semplificazione istituzionale e vaglia le diverse ipotesi allo studio per l'accorpamento

PORTOFERRAIO — "Al convegno sullo spinoso problema della semplificazione istituzionale, promosso dal Il Tirreno e Fondazione Isola d’Elba, ho ascoltato l’On. Massimo Tanucci del PD che ci ha illustrato la sua proposta di legge che prevede, praticamente, l’accorpamento forzato dei Comuni che non raggiungono la soglia dei 5.000 abitanti. 

Se quella proposta diventasse legge i piccoli Comuni, entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore, dovrebbero mettersi insieme in modo da formare nuovi Comuni con più di 5.000 abitanti. Se non si uniscono di loro iniziativa, dovranno essere le Regioni a costringerli con propria legge, senza sentire le popolazioni interessate. Temo che quella proposta sia destinata a non avere fortuna. 

Prima di tutto per un evidente vizio di incostituzionalità. Rimane insuperabile, a mio modesto avviso, la norma contenuta nell’art.133 della Costituzione che regola diversamente il processo di fusione dei Comuni. Per la Costituzione le Regioni possono decidere l’accorpamento di piccoli Comuni. Possono, non devono. In più le Regioni, prima di emanare la legge che sancisce l’unificazione, devono sentire, mediante referendum consultivo, tutte le popolazioni interessate, come prescrive la Costituzione.

Quindi il Parlamento, prima di esaminare la proposta di legge dell’On.Tanucci, dovrebbe provvedere alla modifica della Costituzione. Ho seri dubbi che tutto ciò possa avvenire. E ne sono felice. Perché, prima di tutto, mi è difficile accettare la scelta politica di procedere allo sfoltimento delle amministrazioni locali con imposizioni dall’alto, e poi perché il disegno di legge, nel merito, mi sembra poco condivisibile.

Il solo criterio della entità demografica appare insufficiente. Credo che, oltre alla popolazione, sarebbe opportuno e logico tener conto anche della loro collocazione in ambiti territoriali omogenei da un punto di vista geografico, ambientale ed economico. Sarebbe logico qui all’Elba costringere a fondersi 7 Comuni ed escludere Portoferraio? Scartata dunque l’ipotesi dell’accorpamento obbligato, che fare? 

Personalmente mi sono battuto per il Comune unico dell’Elba e continuo ad essere convinto che questo sarebbe la “panacea” giusta per tutti i nostri “malanni”. Il tentativo fatto nel 2013 è andato male. Non mi illudo che si possa in un futuro ravvicinato ritentare l’avventura. Anzi temo che, per un bel po’ di tempo ancora, dovremo contentarci del numero 8. 

Dopo aver ascoltato i diversi interventi dei sindaci mi sono anche convinto, infatti, che il passaggio a tre Comuni, uno ad oriente, uno ad occidente e Portoferraio al centro, non ostante l’impegno sincero ed encomiabile del consigliere regionale Gianni Anselmi, sia niente più che un miraggio. Pensare oggi ad un Comune unico nel versante orientale è azzardata fantasia. Anche ad occidente sono abbastanza sicuro che alla fine non si andrà da nessuna parte. E poi anche se l’unificazione, nel versante occidentale, per miracolo, si realizzasse, sul piano istituzionale cambierebbe ben poco. 

Da 8 passeremmo a 6 Comuni. Sempre troppi per un territorio di 223 km. quadrati e con poco più di 31.000 abitanti. Alternative al Comune unico o alle mini fusioni, sono ipotizzabili? Si può pensare ad una riesumazione delle gestioni associate di funzioni comunali mediante convenzioni tra i Comuni, come fu fatto nel 2004? Si può sperare ad una rinnovata Unione di Comuni questa volta di 8 e non di 5, come proposto dal sindaco Barbetti, che al Comune unico del versante orientale non ci pensa minimamente? Credo proprio di no. 

Forse il mio sarà un pessimismo cosmico, ma le tristi esperienze che ho vissuto con le convenzioni per la gestione associata dei servizi comunali, tutte fallite miseramente; con il fallimento dell’Unione e con il mancato Comune unico nel 2013, mi hanno lasciato il segno. Sono pessimista se guardo all’oggi o all’immediato futuro. Tuttavia un briciolo di speranza in un futuro migliore, anche se non ravvicinato, la coltivo. La semplificazione istituzionale nella nostra isola, da 8 a 1 , come in tante altre realtà locali, potrà diventare un obiettivo possibile, più vicino nel tempo, innanzi tutto se il Parlamento e le Regioni, sapranno mettere in cantiere, non misure legislative caotiche, confuse ed inefficaci come è successo fino ad oggi ma un sistema maggiormente articolato, incisivo e persuasivo di norme, che spingano gli amministratori locali a guardare oltre il proprio orticello. 

Sotto questo aspetto la recente legge Delrio ha introdotto innovazioni interessanti. La stessa Regione Toscana ha emanato norme che puntano a far crescere la consapevolezza della necessità del superamento della attuale frammentazione istituzionale. Ma l’adozione di norme che facilitino l’accorpamento dei Comuni non basta se non è accompagnata anche dalla previsione di sostanziosi incentivi finanziari, in grado di premiare davvero una scelta certo non facile. 

L’altra condizione necessaria per riuscire a spianare la strada verso un sistema di governo unitario è che il tema “Istituzionale” sia costantemente sostenuto da una forte mobilitazione politica e culturale, sia oggetto di un dibattito pubblico sempre acceso ed aperto e di intelligenti e mirate iniziative di sensibilizzazione e di informazione dell’opinione pubblica. Di quella opinione pubblica che in occasione della consultazione referendaria del 2013 è rimasta a casa. 

Non è vero che la maggioranza degli elbani disse NO alla creazione del Comune unico. L’affluenza alle urne fu all’incirca solo del 43% degli aventi diritto al voto. Voglio dire In sostanza che tutti quei soggetti che si sono battuti per il Comune unico, non devono smobilitare. Occorre insistere, non mollare. Non basta un convegno, per quanto interessante possa essere".

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