QUI quotidiano online. Registrazione Tribunale di Firenze n. 5935 del 27.09.2013
PORTOFERRAIO
Oggi 11° 
Domani 11°12° 
Un anno fa? Clicca qui
Qui News elba, Cronaca, Sport, Notizie Locali elba
domenica 17 dicembre 2017

Cronaca giovedì 16 marzo 2017 ore 10:20

L'incidente a Gorgona alla base dell'inchiesta

​L’inchiesta Piramidi di Catania partita dai fusti tossici caduti al largo di Gorgona nel 2011. Legambiente: "La magistratura faccia chiarezza"

PORTOFERRAIO — Avrebbe un'origine toscana l'inchiesta Piramidi della Procura della Repubblica di Catania, condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, che si occupa dei traffici di rifiuti e di autorizzazioni e che ha portato all'arresto di 14 persone fra imprenditori e funzionari pubblici.

Le indagini sono infatti originate dall’incidente che, il 17 dicembre 2011 durante una delle maggiori tempeste che si ricordino, provocò il ribaltamento in mare, a nord dell’isola di Gorgona e in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, di due semirimorchi.

"In mare finirono 198 fusti pieni di catalizzatori esausti a base di nichel e molibdeno - spiega Legambiente Arcipelago Toscano - provenienti dalla raffineria di Priolo (Siracusa) e diretti a Genova, che erano a bordo di Eurocargo Venezia della Società Atlantica di Navigazione. 71 di quei fusti non sono mai stati ritrovati ed alcuni sono stati recuperati con il loro contenuto mancante o perso in parte.

E’ partendo da quell’incidente, denunciato da Legambiente e da comitati e associazioni, che il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Firenze diramò una nota diretta a numerosi comandi e che partirono le prime indagini sui rifiuti trattati dalla Cisma Ambiente a Catania.

Commentando gli sviluppi dell’inchiesta Piramidi, Francesco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, ha detto: "La magistratura è bene che faccia chiarezza su come e con quali complicità piccoli impianti sono diventati in breve tempo enormi discariche e grandi inceneritori per lo smaltimento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi. 

Legambiente già nell’aprile del 2015 aveva segnalato e denunciato lo smaltimento del famigerato polverino dell’Ilva di Taranto proprio presso la discarica Cisma di Melilli, oggi oggetto di indagine. Il traffico si era allora interrotto per poi riprendere nell’ottobre 2016 con i trasferimenti via nave e via camion. 

Oggi, anche in considerazione dell’inchiesta, è necessario fermare queste insensate operazioni e gli eventuali ampliamenti. Ancor più urgente e doveroso per il Ministro per l’Ambiente e per il Presidente della Regione è avviare le bonifiche ed il risanamento del territorio martoriato dall’inquinamento e dalle discariche".

Tag

Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Politica

Sport

Attualità