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mercoledì 07 dicembre 2016

Cultura martedì 02 febbraio 2016 ore 18:30

Celestino Fusari, eroe prima dello Sgarallino

Un episodio storico emerge a pochi giorni dalla morte: Fusari, da giovane marinaio, difese quasi da solo la città di Portoferraio dal bombardamento

PORTOFERRAIO — Celestino Fusari è passato alla storia elbana come l'ultimo superstite dell'affondamento dell'Andrea Sgarallino. La sua memoria è stata rinnovata pochi giorni fà quando, all'età di 94 anni, si è spento portando con sè la memoria di quel tragico evento. Non tutta però.

Perchè Giuliano Giuliani ha rivelato come il giovane marinaio Celestino Fusari fu protagonista di un vero atto di eroismo ergendosi, armato solo di un cannone, quasi solitario a difesa di Portoferraio mentre la città veniva devastata dai bombardamenti tedeschi.

Un pezzo di storia che merita di tornare alla luce e che aggiunge, se ce ne fosse bisogno, un'altra medaglia da parte degli elbani alla memoria di Fusari.

"Giovedì 21 Gennaio è scomparso Celestino Fusari. Aveva 94 anni ed era l’ultimo superstite dell’affondamento dell’Andrea Sgarallino, dove era imbarcato con la qualifica di marinaio cannoniere. Della sua morte n’è stata data notizia qualche giorno fa su queste pagine. Il nome di Celestino Fusari però, non è legato solo all’affondamento dell’Andrea Sgarallino, ma anche al bombardamento tedesco su Portoferraio del 16 Settembre 1943, con un episodio che lo vide coraggioso protagonista. 

I civili che morirono sotto le bombe da 500 kg., sganciate sulla città e falciate senza pietà da raffiche di mitraglia nelle picchiate dei 7 Junkers o Stuka, soprattutto in via Guerrazzi, erano cittadini inermi che cercavano di mettersi in salvo correndo verso i più vicini rifugi. Il bombardamento, come si sa, mirava a piegare la volontà del Comando Militare Italiano, che avrebbe dovuto permettere alle truppe tedesche di arrivare all'Elba senza combattere. 

Ma il Comando perché la sera prima dell’ultimatum del Comando tedesco, si era trasferito in località “Ottone”, dinnanzi al golfo della città, da dove gli ufficiali assistettero impassibili all'attacco indiscriminato. 

L’orologio sulla Porta a Mare di Portoferraio segnava le 11,15 quando Giuseppe Leonelli, marinaio sull’Elbano Gasperi (piroscafo gemello dello “Sgarallino”), raggiungeva il porticciolo di San Giovanni. Era partito a piedi da Marina di Campo che albeggiava. Era arrivato al moletto ed aveva trovato ad attenderlo il collega Galliano Donnini. 

Ricorda Leonelli: “Salimmo a bordo della lancia e Galliano si mise ai remi indirizzando la prua verso il “Gasperi”. Improvvisamente si fermò. “Mi sembra di udire un rumore”, disse. Con una certa apprensione rimanemmo all’ascolto. “Mi sembra una formazione…”. 

Improvvisamente fummo investiti da un fragore assordante e vedemmo apparire sulle Grotte, a bassa quota e in formazione compatta, alcuni aerei. “Sono stukas”, gridò Galliano. Ci buttammo bocconi sul “carabottino”(grigliato in legno per deflusso d’acqua), in tempo per udire la prima esplosione. Rimanemmo incollati a quel legno, poi Galliano sollevò lo sguardo verso le navi: il “Gasperi” e lo “Sgarallino”, ormeggiati nella piccola baia, non correvano apparentemente alcun pericolo”. 

Il raid fu disastroso. Il centro storico fu letteralmente squarciato dai potenti ordigni. Le vittime sparse ovunque, dopo i mitragliamenti degli Stuka in Piazza Cavour, e come detto via Guerrazzi. I feriti furono più del doppio dei morti. 

In questo caos di comportamenti militarmente esecrabili, ci fu il gesto, che possiamo ben dire eroico, del marinaio cannoniere dello “Sgarallino” Celestino Fusari, che purtroppo all’epoca della stesura della pubblicazione del libro non conoscevamo, essendo emerso recentemente. Il giovane, durante l’incursione aerea, si trovava a bordo dell’Andrea Sgarallino ormeggiato in rada. Alle prime esplosioni, alcune vicinissime allo “Sgarallino”, incurante del pericolo, corse al cannone da 75 in posizione poppiera e cominciò a sparare all’impazzata contro gli aerei che stavano minacciando il piroscafo e bombardando la città. 

Di questo episodio faceva cenno, in un suo scritto , anche Stefano Campodonico, uno dei quattro superstiti dell’affondamento, senza dare ulteriori spiegazioni. Non si tratta di un fatto di poco conto. Infatti, essendo fuggiti dalle batterie i militari che avrebbero dovuto difendere Portoferraio (Comando Militare incluso), solo i marinai della batteria delle “Grotte” (batteria strategica per la difesa della città), e Celestino Fusari da bordo dell’Andrea Sgarallino, erano gli unici a difendere Portoferraio dagli stuka. 

Poi uno di quest’ultimi colpì con una bomba la batteria delle “Grotte” senza lasciare superstiti. Possiamo immaginare come, ad un certo punto, mentre l’inferno si stava scatenando sulla città inerme, solo Celestino Fusari, giovanissimo marinaio, la stava difendendo con l’ardore di un marinaio italiano, ma soprattutto con l’amor patrio di un cittadino e più in generale di un elbano.

Certo, poco poteva fare con il suo cannone da 75. Ma il gesto non si discute. Perché è un atto coraggioso e nobile, ed è soprattutto di un valore simbolico immenso. Alla luce dei fatti descritti, crediamo sinceramente, che i Portoferraiesi, anche quelli delle future generazioni, non dovrebbero mai dimenticare il nome di Celestino Fusari".

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