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martedì 31 maggio 2016

Attualità lunedì 11 maggio 2015 ore 18:13

La proposta a 5 Stelle sulla sanità

Monica Pecori, candidata alle elezioni regionali con il Movimento 5 Stelle propone di puntare su una maggiore partecipazione attiva dei cittadini

PORTOFERRAIO — "ll PD locale protesta perché il PD di governo ha tagliato le risorse alla sanità. Nel documento delle unioni comunali PD si legge, a proposito del progetto di rete ospedaliera tra Cecina e Piombino:“La premessa da cui parte il Pd è che la riorganizzazione del sistema sanitario a seguito della legge 396 di riforma che porta le Asl a tre sole aziende “è la conseguenza di pesanti tagli che hanno visto la Regione Toscana perdere dal 2011 ad oggi circa 1400 milioni”.

Il fatto curioso è che nella L.28/2015 (la 396 era la proposta di legge, non la legge) non si leggono cifre nemmeno ipotetiche di risparmio; anzi, i tre direttori generali dai superpoteri costeranno alle nostre tasche 400mila euro in più degli altri direttori generali che non escono di scena ma cambiano semplicemente nome.

Chiedono poi al governatore uscente PD (lo stesso PD che ha operato i tagli a livello nazionale e lo stesso governatore che nella DGRT 1235/12 ha previsto una ulteriore riduzione dei posti letto da 3.7 a 3.15) che “individui piante organiche del personale medico ed infermieristico che risponda a oggettivi e omogenei parametri aziendali, legati ai livelli essenziali di assistenza previsti per legge”. L’unico risparmio realizzato fino ad oggi è stato realizzato mediante riduzione ai minimi termini delle assunzioni di personale (la mancata spesa è servita a rimpinguare il bilancio aziendale) e il lavoro in trincea è stato assicurato dagli operatori superstiti rinunciando ai riposi e alle ferie e aumentando l’orario di lavoro.

Il decreto del Ministro della Salute Balduzzi nel 2012, e il “Patto di Salute 2014-2016” impongono una riduzione dei posti letto (3.7 ogni 1000 abitanti), a fronte del 4-5 posti letto ogni 1000 abitanti della media europea; la Giunta Regionale Toscana nel 2012 aggiusta il tiro al ribasso a 3.15, con la promessa di realizzare sul territorio strutture che sopperiscano (ancora sulla carta) alla gestione dei non acuti.

Risultato: pronto soccorso intasati, pazienti in barella in biblica attesa di un ricovero, letti per breve osservazione che si trasformano in letti di degenza, dimissioni spesso “frettolose” con conseguente ritorno al pronto soccorso, episodi di malasanità in aumento. 

Nel frattempo, illuminati amministratori locali, invece di chiedere a gran voce l’attuazione del Piano Attuativo Locale del Piano Sanitario Regionale, di rivendicare cioè il loro diritto a rappresentare i bisogni di salute dei cittadini di concerto con le ASL, si limitavano a concertare la gestione delle incostituzionali società della salute o a promettere sogni irrealizzabili quali nuove cattedrali nel deserto (ospedale di Riotorto, l’ospedale con la Coop intorno) o il nuovo ospedale. 

Nel frattempo, i cittadini si organizzano (chi può) in strutture private, gli altri aspettano pazientemente in barella (quando riescono a raggiungerlo, l’ospedale). La riduzione dei posti letto e delle ridottissime assunzioni di personale sanitario e le fughe verso strutture sanitarie private o di ASL limitrofe, continua a produrre i suoi effetti con una coperta che diventa sempre più corta a causa delle scelte del governatore uscente Rossi e di tutta la classe politica istituzionale che approva allineata e coperta le direttive della Regione.

L’idea dell’ospedale in rete degli amministratori locali PD è questa: è questa: “ospedale unico della zona sud articolato su due presidi, Cecina e Piombino”: in pratica si spalmano i servizi sui due ospedali: a Piombino si ventila la chiusura del punto nascita a vantaggio dell’ospedale Cecina, il quale perderà l’ortopedia che invece manterrà Piombino a discapito di Portoferraio.

Insomma, il gioco delle tre carte, se indovini dove ti operano vinci la bambolina.

La nostra proposta M5S? I cittadini non possono essere considerati inerti “spettatori paganti” che subiscono passivamente uno spettacolo allestito da altri e neppure minorati mentali che è superfluo consultare preventivamente. I cittadini sono parte attiva della società e sono il motivo per cui esiste un sistema sanitario pubblico, tra l’altro da loro finanziato. 

Noi riteniamo che quando si opera sul “corpo sociale”, ristrutturando pesantemente interi percorsi di cura debba essere ottenuto il consenso dei cittadini e il consenso è da ritenersi nullo se non è “informato”, ovvero se non sono state rese pubbliche le analisi tecniche preliminari che hanno indotto l’azienda a programmare la “ristrutturazione”. La nostra proposta è, come sempre, una proposta di coinvolgimento dei cittadini in tutte le scelte, a partire dalla fase decisionale e proseguendo con quella attuativa. 

Ciò si realizza innanzitutto attraverso una assoluta trasparenza delle motivazioni che legittimano le decisioni. In secondo luogo, i cittadini debbono poter verificare, tramite la disponibilità di indicatori di processo pubblici, tempestivi e facilmente comprensibili, che la fase attuativa proceda secondo quanto programmato. E’ solo attraverso queste norme che i cittadini possono agire come veri attori sulla propria salute. Solo la trasparenza garantisce ai cittadini che i loro delegati politici si adoperino effettivamente per la loro tutela"

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