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venerdì 27 maggio 2016

Cronaca giovedì 10 marzo 2016 ore 17:00

Allarme trivelle nel mare di Pianosa

Umberto Mazzantini, responsabile toscano di Legambiente, in diretta nazionale: "E' stato dato il nostro pesce in cambio del petrolio a sud dell'Elba"

CAMPO NELL'ELBA — L'accordo marittimo Italia - Francia sulle zone di pesca, il referendum sulle trivelle che si terrà fra poche settimane e un pericolo che viene dall'Australia. Tutto collegato e tutto punta alla porzione di mare fra Montecristo e Pianosa sotto la quale insiste un consistente giacimento di gas e petrolio.

E' stato Umberto Mazzantini, responsabile regionale di Legambiente, a lanciare l'allarme nella serata di ieri davanti ai microfoni della trasmissione La Gabbia condotta da Gianluigi Paragone e andata in onda, in prima serata su La7.

"Il rischio è che si riapra la partita del petrolio e del gas al largo della Sardegna e dell'Arcipelago Toscano - ha detto Mazzantini - una multinazionale australiana nel 2010 aveva trovato giacimenti sia a nord che a sud dell'Elba dove impatterebbe in maniera enorme anche sul turismo. Lo stesso Pili (ex governatore della Sardegna e ora deputato, prima nelle fila del Pdl poi passato al Gruppo Misto, ndr) ha detto che questo è uno scambio pesce in cambio di petrolio".

Una spiegazione più articolata del problema ce la fornisce per telefono: "Sono molto preoccupato per quello che sta succedendo e potrebbe succedere - commenta - sembrava una storia finita nel 2010 e invece potrebbe tornare".

La storia è che la multinazionale del petrolio australiana Key Petroleum ltd aveva compiuto, proprio nel 2010, dei rilevamenti al largo dell'Elba, ma mentre la zona a nord si rivelò povera di giacimenti, diversi furono i risultati per la zona a sud nel tratto compreso fra Pianosa e Montecristo, circa a 25 miglia dall'Elba dove furono trovati consistenti depositi di gas e petrolio.

"All'epoca facemmo delle manifestazioni insieme a Goletta Verde - ricorda Mazzantini - per impedire le trivellazioni e difendere il santuario dei cetacei. L'allora ministro Prestigiacomo accolse le nostre richieste e, nonostante l'azienda avesse compiuto già carotaggi e prospezioni sismiche avanzando diritti di sfruttamento, vennero stoppati. La questione è riemersa nel 2014 quando la compagnia si è fatta avanti di nuovo chiedendo di poter trivellare ma il presidente Rossi si oppose. Adesso potrebbe tornare tutto in ballo".

Ma come si lega questo con l'accordo di Caen, ratificato dalla Francia e non ancora dall'Italia, sulle zone di pesca? "Con quell'accordo nel quale si stabiliscono i confini marittimi, l'Italia cede alcune zone di mare, peraltro molto pescoso, come ha ammesso l'assessore regionale Remaschi, ma tiene quelle zone che invece sono interessanti per le compagnie petrolifere".

Poi c'è la stretta attualità del referendum del prossimo 17 aprile durante il quale gli italiani saranno chiamati a esprimersi per decidere se vietare le concessioni di trivellazione già in essere o richieste, per i giacimenti entro le 12 miglia. Legambiente ha lanciato la campagna per il "Sì". 

"Se vincesse il no o se non si raggiungesse il quorum - spiega Mazzantini - si riaprirebbe la partita delle trivellazioni e potrebbe rientrare in campo il giacimento a sud dell'Elba con conseguenze disastrose. Prima di tutto sotto il profilo ambientale sull'intero ecosistema della zona e sul santuario dei cetacei, poi sotto il profilo turistico che ne sarebbe gravemente danneggiata, e poi sarebbe un danno anche per i pescatori che già si vedono privati delle zone di pesca dall'accordo con la Francia".

"E non voglio pensare - conclude il responsabile di Legambiente - a cosa succederebbe se si verificasse uno sversamento di petrolio in mare così vicino alle nostre isole". 

questo link il servizio della trasmissione televisiva andata in onda ieri sera.

Luca Lunedì
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