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domenica 17 dicembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: il sonno

di Libero Venturi - domenica 23 luglio 2017 ore 08:00

Il sonno

Dice, il sonno della ragione genera mostri. Vabbè. Io ho un rapporto strano con il sonno. Morfeo, il dio dispettoso che ne regola l'andamento e lo dispensa agli umani, preferisce cogliermi all'improvviso, ghermirmi e trascinarmi tra le sue soporifere braccia a suo piacimento. Anche se ormai lo so e non è più una sorpresa: lo sento arrivare, solo che non posso farci niente. In genere succede un po' dopo i pasti. Il dio si mette d'accordo con le altre divinità che sovrintendono la digestione, nonché la funzionalità epatica, tutto si appesantisce e, in men che non si dica, cala la palpebra. L'effetto della sonnolenza non dura molto, ma quanto basta a farmi fare brutte figure negli incontri pubblici il dopo cena o a farmi catalogare tra i maschi sfaticati, sprofondati nel divano dalla, invece, iperattiva padrona di casa. Oppure avviene, in questo caso veramente a tradimento, quando guardo un film alla tivù, anche se il film mi piace e mi sono pure apparecchiato per vederlo con bibita, pop corn o altre schifezze sane. Succede pure con le partite di calcio, perfino con le finali della Champions ed è veramente il colmo. È vero che il calcio spesso è un formidabile induttore di sonno, ma insomma. Mi appisolo a reti inviolate, cullato da un noioso zero a zero e mi risveglio sull'uno a zero, quando non addirittura sul due a uno finale e così mi sono perso i goal che sono l'unica cosa, l'aspettativa vera, che giustifica quell'ora e mezzo di gioco di ventidue giovanotti, generalmente mal tatuati e troppo pagati. E non è la stessa cosa rivedere le reti negli highlights, che sarebbero un riassunto stringato della partita. Non c'è più gusto, se lo sai. È come vedere un giallo e sapere già chi è l'assassino: un giallo spoilerato, si dice oggi, perché, restando in tema di giallo, siamo noi i moderni e progressivi assassini della lingua italiana. Ma non divaghiamo, se no mi prende il sonno.

Dunque davanti alla tivvù mi addormento, giusto il tempo per perdere il meglio di ciò che volevo vedere e quindi chiedo spiegazioni ai vicini di divano, ma non c'è pietà, né comprensione per i dormienti abusivi in questo mondo così intollerante, ostile e antisolidale: tutti ti schifano spazientiti e nessuno ti risponde apposta. Fanculo. Comunque alla tivvù alla fine sei nel privato e soprattutto sul "tuo" divano. Il peggio è quando il perfido Morfeo colpisce al cinema, magari quando ci vai con i figli, ai quali il signore del sonno si è premunito di dispensare, nel DNA, una certa discendenza e predisposizione ereditaria. Così finisce che ci addormentiamo tutti e tre, a volte a turno, a volte insieme e io sono quello che russa. Che figura di merda!

Per non parlare dei colpi di sonno che ti prendono alla guida dell'auto. Qualche volte me la sono vista brutta. Da giovane erano più frequenti, da vecchio non è più capitato, forse perché si dorme meno oppure s'impara a starci più attenti. Meglio fermarsi, tanto chi ci rincorre più e che vale poi rincorrere.

Invece la notte no. E sì che Morfeo nella mitologia, sarebbe il figlio di Ipno e di Notte. Ma io alle ore cuore della notte sono sveglio come un grillo e lui, il sonno, tarda a venire, fa le ore piccole, lo stronzetto. Allora leggo, scrivo, poi cerco la postura del dormiente. Da giovane, con il lenzuolo e le coperte fin sopra gli occhi, era supina con le mani sui coglioni, perché mi dava sicurezza. Da vecchio no, ne faccio scarso uso: sia della posizione che del resto. Quella attuale è sul fianco destro e poi sul sinistro e poi di nuovo sul destro e ancora sul sinistro e così via rigirandomi, che palle! Doveva essere una pacchia per chi mi dormiva accanto. Dormo di fianco, con le gambe in posizione di rincorsa, forse nella speranza di fare prima ad addormentarmi. Anche le braccia mimano la corsa: l'avambraccio sinistro è piegato e alzato all'altezza del volto e il destro si appoggia sul braccio sinistro, in simmetria con la posizione delle gambe; e viceversa. Pollice e indice della mano sinistra, se giaccio sul fianco sinistro, o della mano destra, se sono sul fianco destro -è complicato, lo so, ditelo a me!- premono sugli occhi, chiusi naturalmente. Sulle palpebre. E questo perché un amico, laureato in chimica, mi disse, una sera al bar, che dietro agli occhi si innerva una terminazione rispondente al sistema nervoso simpatico, o qualcosa di simile che regola le reazioni del corpo e con il cervello ha un ticket di andata e ritorno. Non so se era proprio vero, ma vero era l'amico e così gli ho dato retta e continuo a farlo anche se lui ormai se n'è andato. Riposa in un sonno da cui non ci si sveglia più: un sonno senza sogni. Già, perché dopo il sonno verrebbero anche i sogni e chissà quali, come ammonisce il celeberrimo Bardo inglese, ma questo è un altro insidioso argomento che eventualmente riprenderemo.

Insomma concludendo e tornando all'assunto iniziale, i colpi di sonno sono indesiderati e nefasti, il sonno della ragione genera i mostri, ma anche la veglia te la raccomando. La pensione poi, non ne parliamo nemmeno.

Pontedera, 23 Luglio 2017

Libero Venturi

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