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domenica 17 dicembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Entropia

di Libero Venturi - domenica 30 luglio 2017 ore 08:00

Entropia

Dal greco antico ἐν en, "dentro", e τροπή tropé, "trasformazione". In fisica, in termodinamica, nella meccanica statistica e quantistica e, più in generale, perfino nell'informazione, l'entropia è una grandezza che misura il "grado di disordine" di un sistema, universo incluso: un aumento del disordine è associato a un aumento di entropia. Viene generalmente rappresentata dalla lettera "S"e si misura in joule fratto kelvin (J/K). Non sono un fisico, anzi. Ho le spalle curve e vado un po' gobboni. Le scapole alate, il torace incassato e, ultimamente mi dicono, le gambe leggermente ad )X( che, per la verità, non mi pareva di avere e può darsi che sia un effetto dell'età. Ho fatto tanto sport, ma si vede che la natura è natura. A parte il fatto che anche Einstein, almeno a vederlo in foto, non pareva tutto questo granché, a dire il vero, ma lui era un genio. E questa è una differenza niente affatto trascurabile. Comunque, come lui stesso ebbe a dimostrare, tutto è relativo.

Bene, una certa studentessa dell’Università di Pisa, dice che il suo professore sostiene che il fatto che l'entropia sia associata ad un'accezione negativa dipende dal segno altrettanto negativo che fu dato dalla Chiesa al concetto di confusione e dispersione, osservato in natura. Insomma dalle concezioni ecclesiastiche del tempo per cui il mondo non poteva che evolvere in senso negativo: dall'ordine perfetto creato da Dio verso il disordine imperfetto e fallace, procurato da noi umani mortali, oppure a cui detto creato sarebbe naturalmente sottoposto. In effetti, a pensarci bene, il professore non direbbe poi male: cos'è più in ordine, una galassia gassosa scomposta o un pianeta vivente organizzato? Sembrerebbe piuttosto che l'universo si fosse evoluto dal disordine primigenio all'ordine, post Big Bang, di stelle, sistemi solari, pianeti, buchi neri, materia e antimateria in continua trasformazione. O c'entra qualcosa la dispersione dell'energia? Forse, passando da uno stadio informe ad uno più evoluto, ciò che si perde è energia. Come quando si invecchia e si va in pensione. Chissà se e quando anche l'Universo ci andrà e se gli toccherà la minima o la massima. Chissà, soprattutto, se il lavoro dura o va a finire e, con esso, la pensione stessa.

Sennonché dice che l'energia totale dell'universo, inteso come sistema isolato -figuriamoci- è costante e, semmai, si trasforma in calore o altro, passando da una forma ad un'altra, con l'aumento dell'entropia totale e ciò fa delle trasformazioni qualcosa di irreversibile. Cazzo, ecco perché è così difficile scegliere! E vi risparmio il concetto di "morte termica dell'universo" che a me parrebbe brutto e sarebbe il raggiungimento dell'equilibrio del sistema/universo che raggiunge la temperatura uniforme. Roba da mal testa.

In sostanza, mi sa che dal carbone non si può più rifare il pezzo di legno bruciato, invertendo il processo di combustione. L'importante sarebbe passare dalla materia al prodotto e poi di nuovo dal prodotto alla materia che non è inesauribile in natura, anzi. Ci sarebbero meno rifiuti e più economia circolare, quella che serve. E un po' di decadimento nel processo e di aumento di entropia si può pure mettere in conto.

Comunque il ragionamento del professore tornerebbe: una moderna teoria evoluzionistica presupporrebbe appunto un'evoluzione e non un regresso. E, a ripensarci, anche energia che si libera e si trasforma, producendo "lavoro": che è un concetto fisico, ma speriamo dia anche occupazione. Può darsi però che, come nella nascita è compreso anche il fine della morte, questo valga per ogni teoria. Cioè nell'evolvere tendiamo naturalmente ad involvere. E non solo per destino o per caso, nonché per l'effetto non indifferente del tempo, ma per legge fisica, chimica, biologica, eccetera. O forse un conto è la chimica e un conto è la fisica e via dicendo per le altre scienze varie -non a caso anche le Facoltà sono diverse- e una semplice teoria del tutto, che accordi la relatività alla fisica quantistica, Stephen Hawking se la scorda. È già difficile mettersi d'accordo per la scelta del Rettore.

Con tutto ciò, la mamma della succitata studentessa avanza qualche motivato dubbio, in merito alle convinzioni dell'illustre professore: a giudicare infatti dalla camera della figlia che lei, la madre, ogni volta deve rimettere a posto e che lei, la figlia, ributta all'aria in men che non si dica, il mondo evolverebbe effettivamente e piuttosto inguaribilmente dall'ordine al caos. Ma vuoi vedere che l'ordine non è così dato una volta per tutte e non per tutti è funzionale e concepito allo stesso modo? Un tempo si diceva: meglio il disordine dei liberi che l'ordine degli schiavi e non deve essere nemmeno un caso se quando si riordina una scrivania confusa, non si trova più niente. E poi c'e il cosiddetto disordine creativo degli artisti maledetti. A parte il grande Magritte, ad esempio, che maledetto non era e dipingeva i suoi surreali capolavori in salotto, con ordine, in giacca e cravatta -così me l'immagino- in attesa che la moglie gli dicesse: René, è pronto!

Io, in ogni caso, ho un figlio matematico che mi dice che l'entropia riguarda i sistemi isolati -in equilibrio termodinamico- e in questi aumenta sempre. Quindi si passa da stati ordinati a stati con ordine minore, ma dare a ciò un'accezione positiva o negativa non rientra nel campo scientifico. E questo vorrebbe dire -ecco perché si studia- che la camera in questione, anche se lasciata chiusa, -sistema isolato- aumenterà comunque il suo grado di disordine, basti pensare alla polvere. E fosse il male della polvere... Certo di casino l'uomo ne fa parecchio di suo e anche la donna, se per questo. Insomma gli esseri umani incasinano sempre tutto. Prendete i Governi in Italia, le correnti del PD e il traffico nell'ora di punta. Anche l'amore non saprei dove collocarlo di preciso, quanto ad entropia, se con segno meno o più, voglio dire. Dipende. Più che altro l'uomo con la scienza ha sempre avuto un buon rapporto, superstizioni, inquisizioni e roghi a parte, mali, tutto sommato, passeggeri. Con il progresso così così, ma abbastanza bene direi, a parte le ultime concezioni post crisi che somigliano più alla favola della volpe e l'uva del vecchio Esopo e poi Fedro e infine La Fontaine. Con l'uguaglianza ancora non ci siamo. Per non parlare di guerre e carestie. Con madre natura invece il rapporto non sempre è stato, né è, ottimale. Succede più o meno così con tutte le madri. Poi lei, la natura, ci mette anche del suo tramite eruzioni, terremoti, maremoti, cicloni, cose in cui anche l'uomo -pur sempre una bestia- ci mette lo zampino ed è fatta.

Anche questa descrizione, del resto, è precipitata nella sua confusione, registrando un considerevole e preoccupante, quanto inevitabile e prevedibile, aumento di entropia logica. Forse per tutto questo, vale ciò che un'estate di tanti anni fa, in una notte, con il cielo stellato sopra le nostre teste e la legge morale dentro di noi, in campeggio a Donoratico, ebbe a rivelarci un amico, poi divenuto ingegnere: "Ragazzi, il mondo è tutto un casino incasinato!". Altro che relatività ristretta e generale, eccola finalmente, la fondamentale, elementare e brillante teoria del tutto! Una semplice, entropica verità.

Libero Venturi

Pontedera, 30 Luglio 2017

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Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant: "Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me." Da "Critica della ragion pratica".

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