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giovedì 14 dicembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Lo scotoma dei tangheri

di Maria Caruso - mercoledì 08 marzo 2017 ore 09:05

Foto di: BookFool - Vanity Fair

Osservando e approfondendo lo studio del tango, le dinamiche della milonga e il tipo di relazione che s’instaura tra due ballerini di tango nel momento più intimo dell’abbraccio, mi sento di fare una diagnosi. I tangueri soffrono tutti di scotoma. 

Lo scotoma, in medicina, è quella patologia in cui un’area parziale o completa del nostro campo visivo, è totalmente cieca. Tale malattia è dovuta generalmente a una lesione del tessuto nervoso o è conseguenza dell’effetto indesiderato di alcuni farmaci. A essere più precisi sui tangueri tale difetto in realtà possiamo definirlo fisiologico, come fosse la zona cieca di Mariotte, realmente esistente. Tale zona di non visione corrisponde al punto in cui emerge il nervo ottico dalla retina (macchia cieca) per cui i piccoli oggetti posti in quella zona non sono visibili. 

Se consideriamo il tango argentino come un ballo sociale, intendendo per sociale quel processo di trasmissione d’informazione, possiamo costatare che ciò avviene maggiormente, attraverso l’abbraccio. L’abbraccio è comunque un gesto volto a esprimere affetto o amore e lo stringere le braccia e le mani intorno al corpo di un’altra persona fa sì che i busti combacino creando un momento di vera effusione tra due persone in realtà estranee. 

Se l’abbraccio è pieno di tensione e mal impostato secondo David, un tanguero conosciuto di recente, tutto è vano. Un abbraccio significa comprensione, un gesto che vuole sanare, coccolare il cuore dell’altro che chissà da quali esperienze è stordito, amareggiato, triste, diventando un dialogo dei corpi che mettono completamente a nudo, la loro essenza più intima per donarsi l’un l’altro infinite emozioni. 

Com’è possibile stare in un abbraccio così intimo senza sapere in sostanza niente dell’altro? Si può pertanto affermare che i tangueri hanno questa patologia in atto ogni qualvolta ballano con una persona sconosciuta e della quale non sanno niente. Al di là dalla mia ironia, di solito espressa sulle motivazioni personali dei tangueri, sul loro comportamento corrispondente più o meno alle mie idee, ecc, ciò che adesso mi preme è andare in profondità su questo argomento. 

La scena può essere questa. Siamo in milonga. Tutti si guardano per fare una scelta. La scelta cioè di ballare il tango con chi attira la nostra attenzione. I comportamenti riflettono la personalità della persona così come lo stato d’animo del momento. Niente di personale. Questa è la vita e dobbiamo accettarci per ciò che siamo o cambiare di noi quello che ci piace meno, ma questo è un discorso a parte. Le persone scelte per prima, sono generalmente quelle più presenti e in vista e ciò, non necessariamente grazie all’abito indossato, che può essere in parte vistoso. Giacché scatta l’invito, l’avvicinarsi, impone il conoscersi. 

Vorrei solo far notare che tale esperienza rimane solo in superficie creando nella persona che sta ballando il suo scotoma poiché non vede altro in quel contatto fisico pur essendoci in realtà un mondo, dentro quella persona, in quel momento. Mi chiedo com’è possibile non essere almeno in parte curiosi di sapere cosa in quell’attimo passa per la testa dell’altro? Non solo sul vissuto del momento ma di cosa ha nel cuore. Sta male adesso? E’ stato male in passato? Quali tragedie sono state affrontate? Quante battaglie questa persona ha dovuto affrontare? 

Ho sempre pensato che il modo di ballare delle persone ci rivela infinite informazioni che fisiologicamente, come per la zona cieca di Mariotte, non dobbiamo e non vogliamo vedere, per salvaguardare il benessere creatosi durante un abbraccio. Entrerebbe in contraddizione la sublimazione dell’atto a scapito di una realtà che a volte ci riporta alla tristezza, se solo sapessimo di quel vissuto dell’altro intriso di sofferenza, che invece ha bisogno dell’oblio anche da parte di chi è in quello stato. L’errore del tanguero/a sarebbe allora forse meno condannabile, la cattiva postura magari più giustificata se si sapesse il peso di quel fardello portato da quella persona, poiché probabilmente è talmente pesante, che chiunque farebbe la stessa cosa. La mancanza di fantasia è sempre bloccata dalla tristezza e così via, tanti altri piccoli difetti, giustificati dallo stato d’animo presente. 

Non si tratterebbe di compassione ma di comprensione cose ben distinte poiché la persona in sala, per il fatto di esserci, ha già la sua buona dose di resilienza e sta pertanto continuando ad allenarla. Ecco, semmai vedrei il fatto, come il dare una mano, aiutare qualcuno a superare le difficoltà di un momento, considerando poi che esiste una giustizia universale e ciò che si da adesso, ci ritornerà indietro con gli interessi, magari da altre persone. 

Chissà un giorno, tu tanguera o tanguero che te la “tiri”, se solo per un attimo riuscirai a vedere oltre, dove oltre vuol dire dentro l’anima, proverai delle sensazioni irripetibili e uniche. C’è un modo solo per fare questo e per riuscire a capire: guardare negli occhi la persona che si ha di fronte. Prima di cominciare una tanda, osservala… chissà che tu non riesca a vedere quel che è stato, quel che è. Guardando, paradossalmente ti aprirai anche tu, affinché anche l’altro possa capire, ma alla fine sarà più soddisfacente ballare con chi adesso, più di mai, è più vicino a te. 

Tutto ciò non implica altro, poiché a fine tanda e alla fine delle vibrazioni dell’ultima nota, ognuno torna al suo posto. Durante la cortina ti ci vorrà qualche secondo per assimilare quanto hai vissuto e non riuscirai a passare da un abbraccio all’altro, alla velocità della luce (non a caso difatti i bravi dj ci danno questo tempo), ma stai sicuro che in questo modo, nessuna tanda verrà sprecata e vissuta male, poiché ognuna di esse, significa veramente qualcosa. 

Ecco come nasce una innovativa Associazione di Tango: I benefattori del Tango!!!. I loro associati fanno del bene agli altri donando disinteressatamente il proprio tempo e la loro attenzione, attraverso il ballo del tango, a beneficio di tutta l’umanità tanguera. 

Dedicato a David Rossi e a Emanuela Moscato. Un abbraccio a loro e a voi.

Maria Caruso

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