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sabato 23 settembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Il "pippone" pre-milonga

di Maria Caruso - mercoledì 30 agosto 2017 ore 10:45

Foto di: MagdaClan Circo

Il termine “Pippone” deriva dal dialetto romanesco che significa lungo discorso noioso. Ebbene, l’altra sera, ho scelto di andare a ballare in una milonga estiva all’aperto. Sono andata con una mia amica. Avevamo la possibilità di fare un’apericena prima dell’inizio della milonga. D’estate si va volentieri e si sta bene a “frescheggiare” pertanto decidiamo di arrivare con molto anticipo considerando la distanza necessaria per arrivare sul posto. 

Alcune milongas, hanno come dire, una “fama”. Quella ne aveva una in particolare: era frequentata da tangueri che se la “tirano” perché i clienti abituali erano rappresentati soprattutto dagli allievi di una delle scuole più rinomate della zona. 

Arriviamo in loco ed entriamo. L’accoglienza è stata delle migliori: “Salve.. ma è presto! La milonga comincia alle ventuno!”. Rispondo: “Possiamo entrare ugualmente oppure no?”. Non avendo alternative ci fa cenno di si con la testa. Abbiamo quindi chiesto dove potevamo prendere posto, visto che non avevano accettato prenotazioni telefoniche e ci è stato risposto che eravamo libere di sederci dove volevamo. 

Istintivamente ci accomodiamo in uno dei tavoli sotto alla pedana del dj ma prontamente la signorina dell’accoglienza ci ammonisce: “Qui no.. questi posti sono riservati a quelli dello staff..”. Dava probabilmente per scontato, noi sapessimo la regola tacita indiscutibile e le consuetudini del posto. Penso fra me: “Il posto dei Vips sono sempre accanto al dj, avrei dovuto immaginarlo…”. Lei interrompe i miei pensieri come se li leggesse e ci propone un tavolo migliore, secondo il suo parere, per ricevere più mirade e inviti. Sorridiamo senza certezza della verità per quanto dichiarato dalla ragazza e una volta appoggiati i nostri oggetti personali per occupare il posto, ci avviamo per mangiare qualcosa al buffet. 

Nel clou della nostra abbuffata, perché le donne quando sono in ansia mangiano tanto, si avvicina un tanguero conosciuto da tempo e si propone di sedersi con noi per mangiare. La nostra risposta è stata gentile dimostrando il gradimento per la sua richiesta anche perché in questo modo una tanda era già assicurata nelle nostre tasche. Generalmente dopo due chiacchiere confidenziali, l’uomo, si sente quasi in dovere di invitare. Ad ogni modo lui, interessato più alla mia amica, cercava di ricordare dove avevano già ballato. Così una volta focalizzato l’evento e accertato il livello principiante di lei, è partito il pippone. 

Cambio peso, asse, guida, marca, ecc. Ha toccato tutti gli argomenti di tecnica che vanno dal primo livello al master class. Non ne potevo più e non trovavo l’interruttore per spegnerlo. Ad un certo punto ho detto, come a dichiarare la fine del discorso: “La verità è che la donna deve capire l’intenzione dell’uomo ma non deve muoversi fin tanto che lui non inizi davvero il passo che ha nella testa!”. 

La risposta deve essere stata più che soddisfacente per lui, perché a quel punto, ci alziamo spontaneamente per andare a ballare: inizia la milonga!. Che serata ragazzi!. Tirarsela, voce del verbo tirare vuol dire stare a sedere quasi tutta la sera. Essere invitata da chi non ti interessa e avere il broncio per i tangueri che ti passano accanto con grandi sorrisi ma che poi non ci pensano minimamente a fare una tanda con te. 

Quelli dello “staff” hanno solo ballato fra loro e con loro stessi anche se per l’appunto io li conoscevo già da tempo ma ovviamente il contegno e l’atteggiamento da vip va tenuto fino alla morte o almeno fino a che fai parte di quella scuola. Bel mio tango socializzante, direi ghettizzante. Non credo sia solo una questione di scelta o di desiderio con chi ballare ma di dover sottostare ad alcuni “dettami” perché altrimenti sei fuori gioco. 

Gente con la quale avevo già ballato tante volte fuori dal loro habitat naturale, a dimostrazione che un po’ di curiosità c’era stata. La pista gremita di gente, ballerine sempre in numero maggiore rispetto ai quello dei maschi presenti, concorrenza spietata in quanto a vestiti, età, conoscenza della maggior parte dei tangueri, hanno contribuito all’esito della serata. Se fossi un tanguero maschio e nella mia milonga abituale vedessi ballerine nuove, mi verrebbe istintivamente di provare a fare due passi di tango con quest’ultime. 

Se l’uomo è cacciatore per natura perché il tanguero no?. Domande che rimarranno senza risposta ma che qualcuno deve pur fare. A proposito, il pipponaio ci ha ovviamente invitato a ballare entrambe, come era previsto dal copione ma non è stato poi così entusiasmante, anche se a fine tanda, ho ricevuto il voto della brava ballerina. 

Ogni riferimento a fatti e a persone è puramente casuale e i personaggi sono frutto della mia fantasia, anche perché di milongas del genere ne è pieno il mondo. Buon tango a tutti.

Maria Caruso

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