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sabato 30 luglio 2016

ARCHEOLOGIA E FUTURO — il Blog di Franco Cambi

Franco Cambi

FRANCO CAMBI - Nato all’isola d’Elba nel 1957, vive a Siena, dove si è laureato nel 1982 e dove insegna “Archeologia dei Paesaggi”. Ha tenuto numerose lezioni e conferenze. Ha partecipato a Convegni, Seminari e incontri di studio e svolge costantemente attività di comunicazione sul tema della archeologia dei paesaggi. E’ Dottore di Ricerca in Archeologia romana ed è stato titolare di una borsa di studio post-dottorale nonché membro della European Science Foundation e dei progetti “Populus”. Afferisce alla Scuola di Dottorato di ricerca in “Storia e Archeologia Globale dei Paesaggi” (Università degli Studi di Foggia) ed è membro del Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio (Università di Firenze, Pisa, Siena, Scuola Normale Superiore, Scuola Sant’Anna). E’ socio della Società dei Territorialisti. Ha effettuato e diretto numerosi scavi e ricognizioni in Toscana, Puglia e Sicilia.

Una risorsa per l’Isola d’Elba

di Franco Cambi - martedì 23 febbraio 2016 ore 07:00

A quasi un anno dalla approvazione del Piano Paesaggistico della Regione Toscana, nuove aspettative vanno diffondendosi e fra numerose comunità della nostra regione. Intanto, vanno mutando il modo di guardare ai paesaggi della Toscana e si sta sempre più facendo strada la consapevolezza che tutto ciò che verrà fatto, di qui in avanti, dovrà potere godere di una molteplice sostenibilità: ambientale, finanziaria, sociale. Se, per molti versi, l’errore e, talvolta, purtroppo, anche il perseverare nell’errore, possono essere considerati inevitabili parti della condizione umana, non sarà più consentito strafare, pena la marginalizzazione, l’indebolimento, lo scadimento a livelli di diffuso disagio sociale e di involgarimento. A volte il degrado culturale, come un campanello d’allarme, precede il degrado socio-economico.

Cercherò di esprimere la mia personale opinione per punti.

1. Fino ad oggi si era pensato che lo stato di natura (mare, boschi, geologia) fosse separato dallo stato di cultura (archeologia, arte, architettura, saperi, tradizioni), ciascuno con le sue specifiche caratteristiche e ciascuna richiedente specifici strumenti di tutela e di valorizzazione. Oggi si tende a considerare i diversi contesti geografici come insiemi in cui esiste un forte nesso fra i fatti ambientali e i fatti culturali, cosicché i giacimenti ferrosi dell’Elba o del Campigliese, che sono evidenti emergenze naturalistiche, non possono non essere pensate in maniera disgiunta dal lavoro dell’uomo da tremila anni a questa parte. Le tombe etrusche del golfo di Baratti sono, senza dubbio, un’emergenza architettonica. Ma come pensare a questi straordinari fatti architettonici in maniera disgiunta dal paesaggio circostante, dalle lagune, dal mare?

Il Parco Archeologico Minerario di San Silvestro, a Campiglia Marittima, o il Parco Archeologico di Baratti, sono due fra i migliori esempi moderni, in questo senso. Esssi non solo sono divenuti veri e propri pilastri dell’economia dell’area piombinese e della Val di Cornia ma anche casi di studio da parte dei più avveduti studiosi di turismo sostenibile di molte nazioni estere. La Società Parchi Val di Cornia ha come nuovo Presidente Francesco Ghizzani, un giovane collega, bravo e serio: gli auguro buon lavoro, sono convinto che farà benissimo.

I boschi della Toscana sono, senza dubbio, una manifestazione della natura. Ma come pensarli in maniera disgiunta dal lunghissimo lavoro dell’uomo, che per millenni ha tagliato, bruciato e fatto ricrescere questi boschi per fare pascoli, legname, carbone?

Insomma, è difficile tenere separati i due mondi: cose fatte dall’uomo e cose naturali si intrecciano e si coniugano continuamente, con una serrata frequenza. La Toscana, con tutte le sue emergenze di diversa origine e significato, appare dunque sempre più come un ricchissimo bacino fatto di storie e di ambiente: un ricchissimo patrimonio territoriale, da tutelare, da valorizzare e da accrescere.

2. Però bisogna cambiare mentalità e questo cambio di mentalità si ottiene pensando al raggiungimento di precisi obiettivi di qualità paesaggistica. Migliorando il paesaggio nel quale si vive si consolidano attività economiche compatibili e si mantiene la qualità della vita. La qualità della vita di una comunità è la migliore promozione turistica che si possa fare. Lo dice, del resto, anche la Convenzione europea del paesaggio, approvata anche dall’Italia: bisogna indirizzare in modo innovativo e integrato il patrimonio paesaggistico dei luoghi; la valorizzazione di questo patrimonio è collegata all’innalzamento della qualità della vita delle popolazioni residenti.

Dunque, la qualità della vita si coniuga con la consapevolezza culturale.

3. Riccardo Francovich uno dei padri dell’archeologia europea contemporanea, affermava spesso che “si ragiona sui progetti”. Quando qualcuno proponeva di investire una somma di denaro in una attrezzatura, non di rado Riccardo replicava, spesso stizzito: “possiamo anche spendere diecimila euro in questa cosa, invece che mille ma l’importante è che ci sia dietro un progetto; senza un progetto, anche la spesa di un solo euro è uno spreco”.

Per dimostrare che queste non sono solo parole in libertà, provo a fare un esempio, tratto dalla cronaca di questi mesi. In queste settimane i più attivi imprenditori dell’Isola d’Elba nei settori della vitivinicoltura, dell’alimentazione, della pasticceria e della ristorazione hanno festosamente assediato Firenze (i loro nomi li trovate sulla pagina Facebook Elba Taste). Gli chef elbani, alleati con quelli di prestigiosi ristoranti fiorentini, hanno proposto materie prime elbane cucinate in maniera innovativa. E’ stato un successo strepitoso, nato da mentalità progettuale e pragmatismo da un lato e dalla capacità di fare squadra dall’altro. La bontà del progetto ha fatto sì che questi bravi imprenditori, coordinati da Elba Taste e da Valter Giuliani, trovassero opportuno fare un investimento che, per loro, immagino, non deve essere stato poca cosa.

Una delle cose semplici che, modestamente, mi sforzo di spiegare ai ragazzi durante i miei corsi di archeologia all’Università è questa: cercate di avere sempre un progetto pronto (di un museo, di una carta archeologica, di uno scavo, di un ciclo di conferenze), prima o poi troverete chi vi ascolta e vi sostiene materialmente. Al contrario, soprattutto nel settore del patrimonio culturale, avere soldi in assenza di progettualità può essere, oltre che spreco, anche danno, come dimostrano le cattedrali nel deserto e le mostruosità fatte con i miliardi dei giacimenti culturali di De Michelis, ormai trenta anni fa.

4. Insomma, la disponibilità di risorse va coniugata e armonizzata con l’efficacia e la vivacità dei progetti. Per rimanere all’Elba, questi sono giorni di scambi di collaborazione fra chef ma anche di incomprensioni fra gli amministratori, soprattutto per quanto riguarda le destinazioni d’uso delle ingenti risorse finanziarie provenienti dalla tassa di sbarco.

Di progetti che riguardano l’Elba, e in parte l’Arcipelago, sono pieni i due tavoli a cui lavoro e l’hard-disk portatile che mi segue da casa al lavoro e viceversa. Alcuni progetti sono in corso di presentazione, altri in corso di valutazione, altri verranno prima o poi tirati fuori e illustrati alla Comunità. Su un fatto non devono sussistere dubbi: la bontà di un progetto deve essere valutata da chi è competente in quel settore, non importa se valutatori italiani o stranieri, ma sono poi i cittadini e le comunità locali che ne sperimentano efficacia e validità da vari punti di vista.

Per quel che riguarda il settore della valorizzazione-comunicazione-fruizione del patrimonio territoriale ci sono progetti già pronti e disponibili per essere sostenuti: sulla rada di Portoferraio (Franco Cambi), sui paesaggi minerari dell’Elba orientale (Marco Benvenuti e Cinzia Battaglia), sui percorsi eco-culturali per trekking e mountain-bike (Laura Pagliantini), sugli archivi storici dell’Elba (Gloria Peria), sull’Elba occidentale (Lorella Alderighi), sul passato remoto di Pianosa (Luca Maria Foresi) e si potrebbe continuare per molto. Si tratta di attività fortemente attrattive dal punto di vista turistico, soprattutto per quanto riguarda la bassa stagione.

Queste ingenti risorse progettuali ben si prestano ad essere arricchite da altre risorse, quelle provenienti dalla tassa di sbarco. Aspetti naturalistici e aspetti culturali possono formare il piano di condivisione nel quale le tensioni si stemperano e i pezzi di un puzzle fino a questo momento ingovernabili possono trovare ciascuno la propria collocazione in armonia con tutti gli altri.

Su questo punto sarà facile trovare convergenze forti fra mondi diversi e solo apparentemente lontani: imprese (come quelle che afferiscono a Elba Taste), associazioni, scuole, università, semplici cittadini. All’Elba c’è in questo momento una sete di conoscenza fortissima e una fortissima voglia di investire nel futuro, smettendo di guardare strabicamente al passato. Ma questi enti sono, appunto creatori di progetti e loro utenti.

Alla fine è la politica che deve decidere e credo debba farlo: è un ottimo investimento a favore della comunità ed ha un sicuro ritorno, anche economico e di immagine.

Franco Cambi

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