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giovedì 26 maggio 2016

ARCHEOLOGIA E FUTURO — il Blog di Franco Cambi

Franco Cambi

FRANCO CAMBI - Nato all’isola d’Elba nel 1957, vive a Siena, dove si è laureato nel 1982 e dove insegna “Archeologia dei Paesaggi”. Ha tenuto numerose lezioni e conferenze. Ha partecipato a Convegni, Seminari e incontri di studio e svolge costantemente attività di comunicazione sul tema della archeologia dei paesaggi. E’ Dottore di Ricerca in Archeologia romana ed è stato titolare di una borsa di studio post-dottorale nonché membro della European Science Foundation e dei progetti “Populus”. Afferisce alla Scuola di Dottorato di ricerca in “Storia e Archeologia Globale dei Paesaggi” (Università degli Studi di Foggia) ed è membro del Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio (Università di Firenze, Pisa, Siena, Scuola Normale Superiore, Scuola Sant’Anna). E’ socio della Società dei Territorialisti. Ha effettuato e diretto numerosi scavi e ricognizioni in Toscana, Puglia e Sicilia.

​I miti e le storie della rada di Portoferraio

di Franco Cambi - sabato 25 aprile 2015 ore 16:21

L’Elba, per i geologi del gruppo “Aithale” è un compendio della geo-diversità continentale. In pochi altri luoghi al mondo c’è tanta geologia tanto concentrata: granito, minerali di ferro, porfidi. Visitate il Museo Mineralogico di San Piero, oppure cominciate la visita dai “cinquemila elbani” (minerali) del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze. Per i Greci l’Elba era “Aithale” (colore della fuliggine) perché l’isola appariva a quegli antichi navigatori come una massa scura sul mare. Avvicinandosi, si scopriva che lo scuro era rotto, qua e là, da una serie di incidenti cromatici: spiagge chiare, rocce rilucenti, promontori bianchi, tutti punti di riferimento preziosissimi per chi navigava. Queste eccezioni cromatiche erano utili a identificare luoghi ricchi di acqua e di cibo, zone “amiche”, buoni approdi. “Capo Bianco” (Portoferraio, Porto Azzurro), “Punta Bianca” (Capoliveri), le Pietre Albe (a Pomonte) si chiamano così probabilmente dalla notte dei tempi.

La rada di Portoferraio era per gli autori greci un “bellissimo porto”. Nel litorale basso e sabbioso spiccano i promontori delle Grotte (scuro) e la “Collina del Lazzeretto” (bianco), un tempo in posizione dominante rispetto alle grandi Saline. Secondo i Greci la rada fu chiamata “Porto Argòo” dagli eroi Argonauti, che qui sostarono. Ma “argòo” in greco vuol dire anche “bianco e splendente” (come l’argento), luminoso. L’attributo si riferisce, con ogni probabilità, ad un Capo Bianco (e riflettente) che non può essere quello situato a occidente di Portoferraio, bensì un promontorio situato all’interno della rada. Si tratta della Collina del Lazzeretto, altura composta da roccia bianca (e riflettente). Queste rocce bianche screziate di nero (aplite con tormalina) sono proprie soltanto di questo contesto e non compaiono in nessun altro angolo del Mediterraneo. Tale era il fascino esercitato nell’immaginario antico da questa formazione geologica che se ne volle spiegare l’origine in questo modo: giunti nell’isola gli Argonauti organizzarono dei giochi sportivi e le macchie nere di tormalina che screziano le bianche rocce di aplite sarebbero, in realtà, gli schizzi di sudore degli atleti. Nella circostanza avrebbero dedicato un tempio all’amico-alleato Eracle/Ercole.Interessante, no? Ercole è il dio, oltre che delle greggi, del sale, un elemento importante tanto nella storia del passato quanto nella geografia, anche recente, della rada di Portoferraio. I miti sono storie vere che non si possono dimostrare scientificamente. A meno che…

Franco Cambi

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