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domenica 25 settembre 2016

ARCHEOLOGIA E FUTURO — il Blog di Franco Cambi

Franco Cambi

FRANCO CAMBI - Nato all’isola d’Elba nel 1957, vive a Siena, dove si è laureato nel 1982 e dove insegna “Archeologia dei Paesaggi”. Ha tenuto numerose lezioni e conferenze. Ha partecipato a Convegni, Seminari e incontri di studio e svolge costantemente attività di comunicazione sul tema della archeologia dei paesaggi. E’ Dottore di Ricerca in Archeologia romana ed è stato titolare di una borsa di studio post-dottorale nonché membro della European Science Foundation e dei progetti “Populus”. Afferisce alla Scuola di Dottorato di ricerca in “Storia e Archeologia Globale dei Paesaggi” (Università degli Studi di Foggia) ed è membro del Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio (Università di Firenze, Pisa, Siena, Scuola Normale Superiore, Scuola Sant’Anna). E’ socio della Società dei Territorialisti. Ha effettuato e diretto numerosi scavi e ricognizioni in Toscana, Puglia e Sicilia.

Che fare, nell’Arcipelago Toscano e altrove

di Franco Cambi - lunedì 25 maggio 2015 ore 13:02

Detto che natura e cultura formano un’unione inscindibile, e che il paesaggio mediterraneo, nelle sue molteplicità, rappresenta l’esito finale di un processo di integrazione durato decine di migliaia di anni, vediamo quel che si può fare. Non ci troviamo in un posto qualunque del mondo, dell’Europa, dell’Italia ma ci troviamo, per fortuna (sì, per fortuna) in una regione, la Toscana, che ha una tradizione forte nel governo del territorio e nella valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale quantunque molte cose siano suscettibili di miglioramento.

Lo Stato, ormai è chiaro agli occhi di tutti, non ce la fa più a garantire da solo conservazione dell’ambiente e tutela del patrimonio culturale. Lasciando lo Stato da solo si otterrà insicurezza del territorio e degrado progressivo dei paesaggi. Serve, allora, una convergenza di volontà, di interessi, si intelligenze, che vada oltre la politica e proponga alla politica nuove chiavi di lettura e nuovi strumenti di intervento.

Nello specifico dell’Arcipelago, è urgente che, da qui in avanti, il Parco Nazionale Arcipelago Toscano sia il luogo della condivisione e del confronto sui temi dell’ambiente, della storia e della cultura (che poi si riflettono sulla società e sull’economia). Il luogo in cui, travalicando perimetrazioni topografiche, ideologiche e professionali, persone diverse, di formazioni diverse, con esperienze diverse, portano i problemi, individuano le criticità, costruiscono le soluzioni per la conservazione consapevole delle sette isole.

Su scala ridotta, ma non troppo, la stessa cosa può essere pensata per l’Isola d’Elba. La comunità elbana ha democraticamente sancito, assumendosene la responsabilità, il fallimento del progetto di unificazione amministrativa, e va bene. Ma il percorso che ora si deve intraprendere, anche in questo caso con una certa urgenza, è quello che porta ad affrontare in maniera globale (nell’approccio) e unitaria (nelle risorse impiegate) i temi dell’ambiente, del paesaggio, dell’uso del suolo, della cultura, temi che saranno (sono già) cruciali.

Serve sinergia. E’ inutile aprire qua e là nuovi musei e antiquari, di difficile gestione logistica e di ancor più difficile aggiornamento culturale, tecnologico e mediatico. Un museo vecchio è un museo morto.

Serve sussidiarietà. Bisogna inventarsi un organismo di coordinamento generale delle attività stabili e multi stagionali: trekking naturalistico e culturale, governo delle istituzioni culturali esistenti, selezione e calendarizzazione efficiente degli eventi.

Serve capacità di coinvolgimento. Ci sono cinque università in questa Regione, bisogna attrarre imprenditori e investitori. I mondi delle associazioni e delle scuole, che stanno già lavorando molto in questo senso, sono mondi pieni di interesse, di energie e di motivazione.

Fra un mese, forse meno, questa Regione avrà un nuovo governo. Servono idee e progetti da sottoporre.

Che cosa stiamo aspettando?

Franco Cambi

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